Un uomo nella tempesta


La condanna per eresia di Félix Orsières:
prete, pensatore e maestro

Je soussigné déclare que je veux, avec la grâce de Dieu, vivre et mourir dans le sein de l'Eglise catholique, apostolique et romaine, la seule véritable Eglise de Jésus-Christ.
Je promets un respect profond et une obéissance parfaite au Souverain Pontife et aux Constitutions émanées du Saint-Siège; je condamne ce qu'elles condamnent et j'approuve ce qu'elles approuvent.
Je me soumets entièrement au décret qui a condamné quelques-unes de mes brochures publiées, ces années dernières, et je réprouve tout ce que Rome y a trouvé de reprehensible.
Je rétracte tout ce que j'ai pu écrire d'injurieux contre le Pape et les Evêques et le Clergé de ce diocèse en particulier.
Je rétracte également tout ce que j'ai pu écrire dans les journaux de contraire à la doctrine de l'Eglise, à sa morale et à sa discipline.
Je me repens sincèrement de tout ce en quoi j'ai pu mal édifier le clergé et les fidèles..
Je promets d'être à l'avenir respectueux et obéissant à mon Evêque, de soumettre à son approbation mes écrits avant de les publier et de me conduire en tout comme digne ministre de saints autels.
Je promets enfin de remettre entre les mains de mon Evêque mes brochures qui ont été condamnées par Rome et qui sont encore chez moi ou que j'ai remises à des personnes pour les vendre.

            Cosa spinse quest'uomo, fervente progressista, pronto persino a togliersi la tonaca pur di tenere fede ai suoi principi, a firmare quella incredibile carta?
            Félix Orsières nasce a Chambave nel 1803 mentre la Valle è sotto il dominio della Francia rivoluzionaria. Il padre è un agiato panettiere che ha ricoperto la carica di sindaco del paese.
            A Chambave, in quegli anni, come del resto in tutta la regione, molte persone stanno vivendo una importante esperienza di politica progressista. Forse proprio quell'ambiente contribuisce a formare il suo pensiero. E' probabile che nella sua infanzia Félix abbia sentito i racconti sulle atrocità che, nel 1801, i contadini, spinti dalle forze più reazionarie, commisero contro i cosiddetti giacobini.
            Studente al Collège Saint-Bénin di Aosta, appena diciassettenne, durante i moti rivoluzionari del 1821, Orsières guida i manifestanti davanti al palazzo dell'Intendenza dove sono dispersi da una compagnia di soldati.
            Non si sa quando e come, nella mente del giovane, la coscienza rivoluzionaria comincia a coniugarsi con l'idea di diventare sacerdote. Forse la convinzione di poter cambiare dall'interno l'ottuso orientamento della Chiesa gioca un ruolo importante nella sua scelta.
            Nel 1827, all'età di 24 anni, è ordinato sacerdote.
            Le ampie facoltà economiche permettono a Félix di seguire, a Torino, corsi universitari conseguendo nel 1839 il titolo di avvocato.
            Le frequentazioni nella capitale dello stato e le esperienze nell'ambito dell'università luogo di fermenti politico-sociali, hanno affinato il suo intuito e gli suggeriscono spunti per iniziative che mirano ad elevare la qualità della vita nella sua valle. L'osservazione delle dure condizioni della vita contadina accrescono la sensibilità del giovane prete.
            E' il 15 gennaio 1841 quando la “Feuille d'Annonces d'Aoste”, primo giornale della regione, vede la luce. Félix vive l'importante momento come promotore dell'evento e comme prolifico giornalista. La sua produzione mira ad essere utile al suo paese suggerendo metodi e mezzi per migliorare l'agricoltura, l'industria e il commercio.
            I problemi sociali e religiosi, ritenuti da lui responsabili dell'arretratezza, molto presto prendono il sopravvento.
            Nel tentativo di diffondere le conoscenze propone la realizzazione, all'interno del nuovo e magnifico Hôtel de Ville, di un museo archeologico e di una biblioteca pubblica. Sostiene anche che la nascita di una accademia letteraria aiuterebbe ad elevare il livello culturale.
            Incita quindi, dalle pagine del giornale, i suoi confratelli sacerdoti ad uscire dalle loro ristrette visuali.
            Il clero valdostano però non raccoglie il messaggio e, tramite Clément Gérard, parroco di La Salle, esponente del conservatorismo, nel 1847, sempre sulle pagine dello stesso giornale, attacca Orsières e le sue idee. La polemica tra i due si accende talmente che arriva a sfiorare le offese personali.
            Per contrastare la tendenza progressista della “Feuille d'Annonces d'Aoste”, nel marzo del 1849, su iniziativa del vescovo Jourdain, certamente appoggiato dal vicario diocesano Joseph Jans, prende vita “L'Indépendant”, il reazionario foglio della curia.
L'elezione, nel 1846, di Papa Pio IX, che mostra inizialmente una certa apertura verso il movimento liberal-progressista, spinge il sacerdote di Chambave a vedere ormai imminente l'atteso rinnovamento sociale.
            Quando nel marzo 1848 la grande ondata rivoluzionaria induce il re Carlo Alberto a concedere lo Statuto, Orsières legge nell'evento l'alba di una radiosa giornata.
            L'accettazione poi di una costituzione per gli stati della Chiesa anche da parte del pontefice fa scrivere a Félix che…
            “L'immortel Pie IX…fera comprendre que l'église, loin d'&ˆtre ennemie de la liberté, en est au contraire le plus puissant appui, que, loin de redouter les progrès, elle les désire, les accueille et les provoque
Ma, nel momento in cui Pio IX, dopo il 1849,abbandonerà l'iniziale apertura liberale, egli sembrerà non cogliere, o forse, non vorrà cogliere la responsabilità del pontefice, attribuendola ad altri personaggi della corte papale.
            Orsières che fa parte dell'”Institut historique de France”, insegna letteratura francese e nel 1849 è nominato responsabile degli studi per la provincia di Aosta.
            Tale nomina disturba qualcuno che, in un modo o nell'altro, riesce a farlo sostituire nel giro di tre mesi come egli stesso aveva previsto.
            Il viaggiare, il conoscere nuove genti, l'assaporare diverse culture hanno sempre esercitato una forte attrattiva su Orsières. Grazie alle sue possibilità economiche egli si è potuto concedere esperienze che si possono definire impossibili per la gente comune di quei tempi.
            Nel 1847 è di ritorno dal quarto viaggio in Francia dove naturalmente non sono mancate soste a Parigi. Oltre ai soggiorni torinesi Félix visita varie città italiane tra cui Genova, Firenze, Siena, Bologna, Ancona e poi anche Roma, dove incontra l'amato Pio IX. Londra vede la presenza del viaggiatore valdostano nel 1844, nel 1847 e ancora nel 1851,all'epoca della grande esposizione.
            Il 1851 è un anno cruciale per il sacerdote di Chambave.
            E' l'anno in cui vedono la luce le quattro pubblicazioni che segneranno la sua storia, la prima a Torino e le altre tre ad Ivrea.
            Nella prima, “L'Evêque selon l'évangile”, Orsières dà una interpretazione della figura del vescovo sottolineandone le caratteristiche salienti…
            “Le ciel a confié aux évêques une mission de paix et de charité. Leur autorité doit donc s'exercer avec douceur et avec bonté. Ils ne doivent jamais oublier qu'ils sont les pères et les pasteurs des peuples et non les dominateurs. Malheur à eux! si, dans leur administration, ils signalaient un esprit de hauteur à l'example des kans et des pachas de l'Asie.
            Le vrai curé”, il secondo saggio, ricalca il precedente prendendo questa volta in considerazione i doveri di un parroco. Félix dice…
            “Le peuple gémira dans l'ignorance et sous le joug d'un dur esclavage, hébété et avili, sans avoir jamais le sentiment de la dignité humaine, si un curé ignorant ou fanatique lui fait un crime de l'usage de la raison, et l'a depuis longtemps pétri dans les habitudes du servilisme.
            Nella terza pubblicazione, “Quelques observations ethnologiques”, sono esaltati gli aspetti positivi dei viaggi e del contatto con le diverse culture. Dopo un invito a viaggiare, così descrive, l'atteggiamento del clero conservatore…
            “Quant à vous, partisans de l'immobilité, vous, dont l'intelligence myope ne voit rien au-delà de l'a, b, c, d, qui a occupé votre enfance, vous, qui, malgré les cris répétés de réformes, améliorations, poussés par les amis du progrès, refuseriez ancore de sortir de votre ornière, vous, cerveaux opaques et vermoulus, esprits v&´reux et tapissés de préjugés…continuez à végéter…
            Questi tre scritti riaccendono vigorosamente il fuoco di quello scontro che sonnecchiava sotto la cenere.
            Passata in secondo piano la polemica tra Orsières e Gérard, il vescovo Jourdain e il vicario Jans passano all'attacco.
            Dovendo recarsi fuori Valle per un viaggio, Félix, come prevede la regola, chiede a Monsignor Jourdain di firmare l'autorizzazione per poter celebrare la messa fuori dalla diocesi valdostana.
            Nel rifiuto del vescovo, Orsières legge una violazione del diritto di compiere la sua missione di sacerdote e risponde con l'esplosivo quarto saggio “De la révocation arbitraire des pouvoirs spirituels d'un ecclésiastique”.
            A questo punto il vaso è veramente colmo. Monsignor Jourdain e la curia decidono di sferrare l'attacco definitivo contro il presuntuoso e irriverente prete.
            Nel novembre di quello stesso anno, il 1851, il vescovo nomina una commissione di preti, presieduta dal vicario Jans, in pratica un vero e proprio tribunale ecclesiastico, per esaminare i saggi del ribelle sacerdote.
            In poco più di un mese la commissione termina il lavoro trovando negli scritti “…plusieurs propositions dangereuses, injurieuses au clergé, favorisant les hérétiques…” e il vescovo Jourdain il 26 dicembre 1851 emette il verdetto “Nous défendons dans toute l'étendue de notre diocèse la lecture des livres cités ci-dessus”, cioè degli ultimi quattro opuscoli usciti nel 1851.
            Nella dura replica alla sentenza, Orsières sostiene che lo stesso Jans non è in fondo convinto di ciò che ha stabilito la commissione, e prova di ciò sarebbe il fatto che i testi incriminati non sono stati inviati al tribunale di Roma.
            La relativa tranquillità dei due anni seguenti è interrotta nel 1853 quando Félix pubblica a Torino il saggio “Essai sur l'Education”. In questa brochure Orsières afferma che…
            “…Dieu veut que chacun soit libre de croire ou de ne pas croire…La liberté de coscience est un droit de l'homme…
             Deve essere in questa occasione che la curia vescovile decide di inviare a Roma, alla Congregazione dell'Indice, oltre alle quattro pubblicazioni già condannate, anche quest'ultimo lavoro del tenace sacerdote.
            Passato un anno il vescovo infligge a Félix una sospensione totale dalle funzioni sacerdotali a causa della sua collaborazione con il giornale “Le Constitutionnel Valdôtain” così pubblicamente condannato.
            “Nous défendons dans notre diocèse la lecture du Constitutionnel Valdôtain. Nous déclarons coupables de péché grave, non seulement, ceux qui lisent ce journal sans notre permission, mais ancore ceux qui le répandent ou qui l'entendent lire…
A quel punto Orsières, in un estremo tentativo di riconciliazione, in una lettera al vicario Jans scrive…
Si l'autorité ecclésiastique consent à me rendre à mes fonctions sacerdotales, je m'engage à déposer ma plume (sacrifice immense pour moi). Mes paroles, sans rétracter mes principes politiques, seront désormais discrètes et à l'abri de toute répréhensibilité…Si, après toutes ces démarches, je n'obtenais pas gain de cause, je céderai à la force, je déposerai ma soutane et je vivrai en citoyen laique dans cette ville…
            Tutto comunque è ormai inutile. Non c'è più tempo. Dopo poche settimane, il 14 dicembre 1854 arriva da Roma il decreto che condanna i cinque saggi.
            L'iniziale condanna del clero valdostano, come si è visto, non lo aveva tutto sommato molto impensierito.
            Ma la constatazione che anche il Papa, quel Papa su cui aveva proiettato una aspettativa di rinnovamento così grande, ritenga che il suo pensiero sia contrario al vangelo, in una parola “eretico”, getta Félix in una profondissima crisi. L'ombra della scomunica si affaccia alla sua mente. Il pensatore, il maestro Orsières, pur credendoci fermamente, non trova la forza di continuare a battersi per i suoi ideali e si ripiega su se stesso chiudendosi al mondo.
            Félix, sconfitto, firma l'abiura, e “L'Indépendant” scrive “Mgr. L'évêque d'Aoste vient d'adresser une circulaire à MM. les curés du diocèse pour leur annoncer qu'il permet à M. le chanoine Martin-Félix Orsières de reprendre l'exercice de ses fonctions ecclésiastiques, attendu qu'il a fait dernièrement et sa soumission entière au décret de la S. Congregation qui avait condamné un certain nombre de ses opuscules, et sa rétractation inserée dans la dite circulaire…
            Dopo nove anni di silenzio, nel 1864, mentre sono ancora vivi molti dei suoi nemici, all'età di 61 anni, Orsières ritrova la forza e in “Essai sur le progrès” scrive…
            “Il fut un temps où…la faculté de penser, de raisonner, était un crime…la souveraineté du peuple, la liberté de coscience, la tolérance des cultes…étaient un blasphème…progrès! ô progrès! mot autrefois blasphématoire aux yeux du despotisme et de ses agents! je te salue, et je tressaille, en t'entendant, de toutes les facultés de mon âme!
            Félix Orsières è guarito, ha superato la terribile crisi. Il suo pensiero non è cambiato, la ritrattazione non esiste più, egli è ancora e di nuovo un maestro.
Didascalie
Félix Orsières muore il 30 marzo 1870 a Torino dove ha la residenza. Nel febbraio del 1871 è nominato Cavaliere della corona d'Italia.
Oggi, a 160 anni da quella ritrattazione, le idee di Félix sono condivise da tutta la società civile e anche dalla sua Chiesa cattolica, che però, non ha ancora sentito la necessità di chiedergli perdono.