Aoste-Carême, la route romaine borne par borne


Premessa


Questo lavoro è un'ipotesi sul tragitto che la strada consolare delle Gallie doveva compiere nell'attraversare la bassa Valle d'Aosta da Carema ad Aosta.
La strada, in quel tratto, era costituita da 40 miglia, circa 59,2 chilometri, e ad ogni miglio, mille passi d'uomo, ossia 1480 metri, sorgeva una pietra miliare.
La ricerca presentata in questa brochure è stata realizzata in tre momenti diversi. Nel 2002 ho misurato e ricostruito il tratto di strada tra Aosta e Saint- Vincent.
Nel 2004, nel corso della realizzazione del documentario, “Carema, tra Piemonte e Valle d'Aosta” ho effettuato la misurazione della strada tra Bard e Carema.
Infine, nel 2005, ho completato la ricerca individuando il tratto di strada tra Bard e Saint- Vincent.

 

Da Aosta a Saint- Vincent[1]

Mentre notevoli e numerosi sono i resti della strada consolare delle Gallie nella bassa valle, tra Saint- Vincent e Aosta ogni traccia dell'importante via, se si eccettua il tratto di Châtillon, è scomparsa.
Sugli scaffali della Biblioteca regionale della Valle d'Aosta si trovano le opere di diversi autori che si sono occupati dell'argomento ed hanno cercato tracce e indizi dell'importante via.
Il primo ad occuparsene è Carlo Promis nel suo “Le antichità di Aosta”[2] del 1862.
Lo studioso, per quanto riguarda il tratto tra Châtillon e Aosta, rileva i toponimi derivanti dalla numerazione delle miglia romane, Diémoz, Nus, Chétoz e Quart, enumera i ritrovamenti di vestigia, monete, tegole ed aggiunge di aver visto dopo Quart, a più riprese, rocce tagliate[3]. Dopo tali tagli di roccia, conclude il Promis, andando verso Aosta non si incontra più alcuna traccia della via romana.
Nel 1862 esce anche Coup d'oeil sur les antiquités du duché d'Aoste[4] di Jean-Antoine Gal. Il priore Gal riporta i toponimi di cui ho detto prima ed elenca una serie di ritrovamenti e di reperti romani che si trovano in vari siti lungo quello che doveva essere il percorso della via romana.
Piero Barocelli, l'autore che scrive nella prima metà del Novecento, nel suo “Forma Italiae”[5] del 1948, ripetendo in pratica ciò che dice il Promis, è l'unico che accenna, in nota, a distanze misurate in miglia romane[6]. Lo stesso autore dice che all'uscita di Aosta verso Est c'è una strada, costeggiante uno sperone di roccia, che ricalca un approssimativo tracciato della via romana[7].
In tempi più vicini a noi vari altri autori ed esperti hanno espresso il loro pensiero riguardo al tratto di strada romana preso in considerazione. Irene Beretta in “La romanizzazione della Valle d'Aosta”[8], Andrea Zanotto in “Valle d'Aosta antica e archeologica”[9], Rosanna Mollo Mezzena in “Viae publicae romanae”[10], Ezio Gerbore in “Nus, tessere di storia”[11], Damiano Daudry in “Quart, spazio e tempo”[12], Alessandro Liviero in “Villefranche, storia di un antico borgo”[13]. Molti propongono delle ipotesi, delle soluzioni possibili, ma il problema della strada consolare delle Gallie è ancora aperto.
Personalmente già in due filmati mi ero occupato della strada di cui si parla, ma è stato nel corso delle riprese per un film documentario su Quart, prendendo spunto da un intuizione di Alessandro Liviero, esposta, come ho detto prima, nel suo “Villefranche, storia di un antico borgo”[14] che ho deciso di misurare la distanza tra la probabile pietra miliare della chiesa di St. Eusèbe al Villair de Quart[15] e la torre di Povil passando per l'antica strada. Il fatto che tra i due punti ci siano poco più di 1480 metri, l'equivalente di un miglio romano, ha accentuato il mio interesse.
Un fatto significativo è poi emerso durante una ricerca effettuata tramite Internet.
In un certo tratto della strada romana nei pressi di Milano, si dice nell'articolo, ad ogni pietra miliare corrisponde una chiesa[16].
Questo particolare mi ha portato a pensare che la probabile pietra miliare di St. Eusèbe, può rappresentare qualcosa di più di una semplice intuizione di Augusto Doro, autore che per primo ne ha scritto[17].
Acquistate presso l'Ufficio cartografico regionale le carte in scala 1 a 5000, e procuratemi varie piantine catastali in scala 1 a 1000, ho iniziato a fare dei tentativi di misurazione della strada. In alcuni tratti ho misurato direttamente la strada con una rotella metrica o, per più miglia insieme, con il contachilometri parziale dell'automobile, mentre sulle carte ho usato un filo riproducente, in scala, un miglio. Nelle misurazioni ho tenuto conto di una tolleranza di una cinquantina di metri, circa il 3%, in più o in meno rispetto ai 1480 metri del miglio romano. Tale tolleranza è dovuta al fatto che le moderne strade che ricalcano quella romana, ora sono pi&` rettilinee, o fanno curve posizionate diversamente. Inoltre è impossibile stabilire, nel caso di piazze o di grandi chiese, dove la pietra miliare fosse effettivamente posizionata.
La ricerca mi ha permesso di formulare un'ipotesi sul percorso che la strada romana doveva fare e sul posizionamento delle pietre miliari da Aosta a Saint- Vincent.
Come spiegherò più avanti, dopo molti tentativi, prove e conteggi incrociati, ho raggiunto la convinzione che il conto delle miglia non poteva che partire dalla Porta Praetoria.
La via romana partita dalla Porta Praetoria, percorso tutto il rettilineo fin oltre il ponte romano, sale, passando per via Monte Zerbion, fino ad arrivare all'attuale via Roma. Su una pianta di Aosta databile attorno al 1928-1930 è ancora presente la prosecuzione della strada oggi sostituita in parte da una scalinata.
Come si vede essa prosegue, come dice il Barocelli, sullo, sperone di roccia raggiungendo poi Beauregard, dove, appena prima dell'edificio del moderno ospedale, segna il termine del primo miglio, la prima colonna miliare. Da questo punto, sotto, sulla piana, si può vedere la zona il cui toponimo "Viseran" indica chiaramente la sua origine romana[18]. A Viseran, dice Edoardo Brunod nella sua opera sull'arte sacra in Valle d'Aosta, c'era una cappella[19].
Da Beauregard i successivi mille passi, sempre lungo la collina, portano davanti alla chiesa di Saint-Christophe, al secondo miglio[20]. La colonna che ne costituiva la pietra miliare, come si sa, ora sostiene, insieme ad altre, la volta della cripta di Sant'Orso.
Dalla chiesa di Saint-Christophe la strada prosegue verso Bagn&∓`re. Scavalcato l'omonimo torrente, scende fino nei pressi di Olleyes marcando qui il terzo miglio.
Passando per Etolin, altri 1480 metri portano alla chiesa di Saint-Eusèbe al Villair de Quart[21]. Qui si trova ciò che resta della probabile quarta pietra miliare, menzionata, in un articolo da Augusto Doro[22].
1480 metri conducono dalla chiesa alla torre di Povil, il quinto miglio[23]. Come ho già detto, questa è la prima misurazione che ho effettuato nell'estate del 2002. Lasciata la torre, il cammino prosegue verso Est fino a Champlan. La strada, divenuta semplice mulattiera girando attorno ai medioevali edifici della casaforte risale a Imperiaux per arrivare a Seran, la sesta pietra miliare[24]. Dal villaggio di Seran, andando verso Chétoz la strada arriva al settimo miglio, che cade a circa 300 metri oltre le ultime case del villaggio. Questo fatto dà dunque ragione a coloro che ritengono Chétoz un toponimo derivato da Septimum piuttosto che da Sextus.
A questo punto, nella ricostruzione della strada, ho fatto un passo indietro, sono ritornato a Seran, all'altezza della cappella[25] ho azzerato il contachilometri parziale dell'automobile e sono partito seguendo l'attuale strada carrozzabile. Ripassato Chétoz, sono giunto all'ottavo miglio, in un luogo dove nulla lo ricorda. Percorso ancora un miglio, esattamente dopo 4 chilometri e 500 metri dalla cappella di Seran, tre miglia romane sono arrivato davanti alla chiesa di Saint'Hilaire di Nus. Qui dunque, nei pressi dell'edificio religioso, doveva trovarsi la nona pietra miliare che ha dato il nome al paese. E' sorprendente come l'attuale strada carrozzabile in questo tratto ricalchi l'antico tracciato.
Dalla chiesa di Nus la via prosegue, non più carrozzabile, ma nuovamente mulattiera, fino a Plantayes. Tornando poi carrozzabile raggiunge Roattes dove cade il decimo miglio. Passato l'undicesimo miliario in un sito dove nulla lo ricorda, dopo altri 1480 metri la strada marca alla chiesa di Diémoz la sua dodicesima pietra miliare[26]. Diémoz è quindi il Duodecimum lapidem e non il Decimum come riportato da diversi autori.
Dalla chiesa, scavalcato il torrente, la strada, ritornata mulattiera, prosegue. Per la verità in questo tratto la collocazione della strada non è così chiara. Potrebbe anche passare su di un tragitto più alto rispetto a quello da me indicato. Poco o nulla comunque cambia ai fini della misurazione, infatti, dopo poco meno di tremila metri, due miglia romane, dalla chiesa di Diémoz, passando per il tredicesimo miglio, non contrassegnato da nulla, la strada arriva nella piazza di Chambave, alla quattordicesima pietra miliare, dove sorgono la parrocchiale di Saint-Laurent e il municipio. Sotto il portico davanti all'ingresso del presbiterio di Chambave c'è la colonna, ritrovata sulla piazza del paese, che Augusto Doro dice essere simile nella forma e nel materiale a quella di Quart[27]. Chissà, forse quella colonna è davvero la pietra miliare del quattordicesimo miglio[28].
                        Dalla piazza di Chambave la via, in ripida salita, raggiunge il quindicesimo miglio a Chandianaz[29]. Nel villaggio è presente una cappellina. Da questo punto rintracciare la vecchia strada diventa più complicato per il sovrapporsi della statale attuale e della ferrovia.
                        Da Chandianaz una mulattiera, non più praticabile, porta a Barma, il cadente villaggio che si affaccia sconsolato sulla valle, da dove poi scende sulla strada statale che ricalca a grandi linee la via romana. I 1480 metri che partono da Chandianaz segnano, sulla carta, la sedicesima pietra miliare appena prima del cavalcavia nei pressi di Petit Breil. La diciassettesima invece arriva sotto il castello Gamba, si dirige verso Châtillon passando, come è noto, una quindicina di metri sotto l'attuale, dove ora crescono le viti.
                 Oltrepassato il ponte sul torrente Marmore, percorsa la salita, la via segna il diciottesimo miglio alla chiesa dei cappuccini[30] che, dicono Edoardo Brunod e Luigi Garino, era presente sul posto prima della fondazione del convento dei cappuccini, avvenuta nel 1635. Tale chiesa, proseguono gli autori, è servita come chiesa parrocchiale fino alla costruzione di quella grande, sulla collina. Dopo la diciannovesima pietra miliare posta poco oltre il torrente San Valentino[31], gli ultimi mille passi conducono nei pressi della chiesa parrocchiale di Saint-Vincent, la ventesima pietra miliare[32].

Da Bard a Saint-Vincent

                   Nel 2002, dopo aver misurato la distanza tra Aosta e Saint-Vincent, ho tentato una misurazione dal celebre trentaseiesimo miglio di Donnas. Dalla colonna, risalendo verso Aosta sulla vecchia strada, ho constatato che alla chiesa parrocchiale di Bard il contatore della rotella metrica segnava 1458 metri, che con la tolleranza di cui ho parlato all'inizio, può essere certamente considerata la lunghezza di un miglio romano.
Nella primavera del 2005, intendendo completare il mio lavoro di ricerca, ho effettuato la misurazione della strada da Bard a Saint-Vincent.
Il motivo di questo viaggio a ritroso sta nel fatto che questa misurazione ha avuto come punto di partenza la trentaseiesima colonna miliare.
Partita quindi da Donnas, raggiunta la trentacinquesima pietra miliare nei pressi della chiesa di Bard, dopo aver oltrepassato il trentaquattresimo e il trentatreesimo miglio, alla Tour de Ville di Arnad, la strada segna la trentaduesima pietra miliare[33]. Dopo 1480 metri a Sisan[34], frazione di Arnad e toponimo di origine romana, si trova la trentunesima.
Passato il 30° cippo, proprio nei pressi della cappella di San Rocco all'ingresso Est di Verrès cade il ventinovesimo miglio[35].
Scavalcato il torrente Evançon, si oltrepassa la ventottesima colonna miliare prima di Torille.
A questo punto, superata la frazione, Piero Barocelli, nei pressi del ponte Champdepraz, individua la strada romana in un sentiero una decina di metri circa sopra l'attuale strada statale. Seguendo il tragitto indicato dall'archeologo il ventisettesimo cippo miliare cade, sul predetto sentiero, poco oltre il moderno ponte sulla Dora Baltea.
Bisogna però dire che l'archeologa Rosanna Mollo Mezzena ha messo in luce proprio sotto il ponte di Champdepraz, sulla riva orografica sinistra del fiume, un tratto di strada romana, portante i caratteristici solchi, che si trova poche decine di metri più in basso della traccia indicata dal Barocelli. Nulla esclude, credo, che le due strade possano essere state utilizzate in epoche diverse. E' affascinante pensare, ma è ovviamente soltanto una mia ipotesi, che forse una primitiva strada, essendo il fiume più lontano di oggi, passasse sotto il moderno ponte, e che, in seguito ad un importante straripamento e conseguente spostamento della Dora Baltea, la strada sia stata ricostruita più in alto, sul sentiero del Barocelli. Ai fini della determinazione della posizione delle pietre miliari nulla cambia, sia che si prenda in considerazione la strada indicata dal Barocelli oppure quella inferiore.
Da qui, attraversando il villaggio di Plou, la strada giunge alla ventiseiesima pietra, per segnare poi nei pressi di Palazzo, frazione di Montjovet, il venticinquesimo miglio.
Scavalcato il ponte sul torrente Vignola[36], lasciato alle spalle Toffo, appena prima di Barmas, si trova la ventriquattresima pietra miliare.
Da questo punto la strada romana si dirige, dopo aver scavalcato il torrente Bussolinaz, alla chiesa di Saint-Germain[37] dove segna il ventitreesimo miglio. Dall'edificio sacro l'antica via, con tutta probabilità, prosegue in alto sopra la gola di Montjovet. Oggi quel tratto di strada non esiste più, e non esiste più neanche quello tra Barmas e la salita alla chiesa di Saint-Germain che in quell'epoca, scavalcava il torrente Bussolinaz con un ponte di cui restano i ruderi rintracciati da Damiano Daudry[38].
Come ho scritto nella brochure “I terremoti in Valle d'Aosta[39] il fortissimo terremoto del novembre 1248 verificatosi in Maurienne, regione della Francia, potrebbe essere stato la causa del crollo della strada romana nei tratti citati.
A Barmas la distruzione è testimoniata dall'enorme masso che ancora si appoggia a quella che era l'antica sede stradale. Nel tratto più in alto, sopra la stretta di Montjovet, la devastazione è ricordata dalla strada, poi trasformata in vigneto, ora abbandonato, che termina sul vuoto del precipizio[40].
Raggiunta poi la ventiduesima pietra miliare, la strada si dirige verso il ponte sul torrente Cillian dove, appena oltre lo stesso, si trova il ventunesimo cippo[41]. Da qui altri 1480 metri conducono a Saint-Vincent.
E' qui necessario fare una precisazione. Nella realtà misurando questo secondo tratto della strada romana da Bard a Saint-Vincent, la ventesima pietra miliare cade a 200 metri oltre la chiesa parrocchiale della cittadina termale e non sul medesimo edificio sacro. I circa 200 metri che avanzano si possono spiegare con la tolleranza dei 50 metri in più o in meno ad ogni singola pietra miliare. Si consideri che una semplice variazione di 5 metri nella misurazione di ogni miglio può portare, nella totalità della strada, ad uno scarto di tale misura.
Inoltre, come già detto in precedenza, l'antico tracciato, che ho misurato sulle attuali strade che lo ricalcano o sulla carta, seguiva esattamente il profilo dei rilievi, cosa che le moderne vie certamente non fanno, accorciando in tal modo le distanze.
In effetti proprio in questo punto può essersi verificata tale discrepanza perchè nelle due fasi di misurazione, e cioè da Aosta a Saint-Vincent e da Bard a Saint-Vincent, si sono accumulate le variazioni di cui si è detto prima.

Da Bard a Carema

Come già detto nella premessa, nel 2004, nel corso della realizzazione di un documentario su Carema, ho effettuato la misurazione della strada romana da Donnas al comune canavesano.
Dalla trentacinquesima pietra miliare di Bard si giunge alla colonna di Donnas, che marca il trentaseiesimo miglio. Da questo cippo, andando nella direzione di Ivrea, dopo aver oltrepassato il trentasettesimo miliario, non ricordato da nulla, a circa 300 metri dal ponte sul torrente Lys attorno al quale è sorto Pont-Saint-Martin, la strada marca il trentottesimo miglio. Più o meno nello stesso sito, prima del bombardamento aereo del 1944, sorgeva la cappella di san Giacomo. Da qui altri 1480 metri conducono, nell'attuale frazione Prati Nuovi, alla trentanovesima pietra.
Per il tratto di strada tra Prati Nuovi e la cappella di San Rocco ho seguito il ripido sentiero[42] che va a congiungersi con la prosecuzione di via Roma che porta poi nei pressi della chiesa parrocchiale di Carema[43], alla quarantesima colonna miliaria[44]. La salita fino ai 346 metri sul livello del mare di Carema era necessaria per evitare la pianura facilmente inondabile dalla Dora Baltea.

Conclusione

Anche in Valle d'Aosta quindi, tutte le più grandi chiese e molte cappelle minori sono sorte attorno ai luoghi dove si trovavano le pietre miliari romane, proprio come è avvenuto nei pressi di Milano.
Ad ulteriore conferma dell'abbinamento pietra miliare-chiesa, aggiungo che sia il miliario di Sarre, sia quello di Settimo Vittone, sono stati ritrovati presso le rispettive chiese parrocchiali[45].
Questa "dipendenza" da Milano non può certo destare meraviglia, specialmente se si pensa all'importanza che l'influenza della diocesi lombarda ha avuto, per esempio, nella costruzione della chiesa di San Lorenzo ad Aosta[46].
Una critica che può essere mossa a questa mia ricerca riguarda la decisione di far partire il conteggio delle miglia dalla Porta Praetoria. Se avessi sbagliato a fare tale scelta e poniamo avessi dovuto far partire il conteggio, per esempio dal Foro, quindi circa 700 metri prima, tutte le pietre miliari sarebbero dovute essere poste appunto 700 metri prima rispetto a dove le ho poste io. A questo punto però bisognerebbe spiegare, e ciò non mi sembra possibile, per quale motivo tutti gli uffici religiosi incontrati lungo la via sorgono giusto 700 metri dopo ogni pietra miliare riposizionata.
Anche il fatto che molti tratti che ho valutato come strada romana, oggi non siano che semplici sentieri, può suscitare perplessità. Perplessità superabile tenendo conto di Barma a Montjovet dove, oggi, l'antica via, dopo il primo tratto, si presenta proprio come un ridottissimo sentiero.
Pur non essendo io un archeologo e non essendo quindi la mia una ricerca archeologica, mi sembra di poter affermare che la misurazione delle miglia, seppure non sempre perfettamente certa, e il loro scandirsi e coincidere con i vari edifici sacri costituiscano dati di fatto e, in quanto tali, assumano il valore di documento.
Da 1500-2000 anni si era persa la memoria di parte del percorso della strada e soprattutto dei luoghi dove sorgevano le pietre miliari. Il fatto poi che ad alcuni di detti luoghi corrispondano i siti delle maggiori chiese e cappelle, permette una nuova angolazione nella lettura dell'arrivo del cristianesimo in Valle e del suo sovrapporsi a luoghi forse già in precedenza ritenuti sacri. Ancora oggi per pietra miliare intendiamo, in senso figurato, qualcosa di certo, qualcosa che ci dà sicurezza e ci toglie la paura, proprio come fa la credenza religiosa o la magia.
Non tutti i siti conobbero uno sviluppo urbano. I luoghi dotati di maggiore capacità aggregativa erano quelli situati in zone che più offrivano possibilità di stanziamenti permanenti. Per esempio Quart e Diémoz, nonostante la presenza della chiesa, non svilupparono mai un'aggregazione urbana e ciò probabilmente a causa della eccessiva vicinanza dei torrenti. Altri siti poi scomparvero totalmente dalla memoria.
Nei luoghi, diciamo più fortunati, probabilmente, già in epoca romana erano presenti strutture di accoglienza e ristoro per i viaggiatori e stalle per gli animali, abitazioni per chi forniva tali servizi e per gli incaricati della manutenzione della via, oltre, è presumibile, a magazzini e forse piccoli luoghi di culto. Questi piccoli centri col tempo gradualmente si ingrandirono dando origine ai nuclei di quelli che sono i comuni attuali. Il centro di potere politico-amministrativo e quindi religioso di tali aggregazioni si mantenne attorno al nucleo originario nei pressi della pietra miliare di cui, probabilmente, si perse il significato della funzione.
L'avvento del cristianesimo a religione di stato, avvenuta nel 380 con l'Editto di Tessalonica emanato dall'imperatore Teodosio I, comportò, evidentemente per convenienze e ordini superiori, la trasformazione dei luoghi di culto esistenti che si adattarono al nuovo corso politico-religioso. Il fatto che negli scavi effettuati nella chiesa di Saint-Vincent siano venute alla luce sepolture dei primi tempi del cristianesimo[47], cioè IV e V secolo, e che sia la Cattedrale sia la chiesa di Saint-Laurent di Aosta risalgano esse pure ai primi secoli cristiani[48], lascia supporre che quel movimento di trasformazione di cui si è detto, quel voltar pagina politico-religioso, sia avvenuto quasi contemporaneamente in tutti i centri della Valle sorti sulle pietre miliari romane.

 


[1] Su questo tratto di strada è stato realizzato il documentario “Aosta – St. Vincent, la strada romana miglio per miglio” reperibile presso la Videoteca regionale.
[2] Promis C., “Le antichità di Aosta”, Torino, Stamperia reale, 1862.
[3] Tali tagli di roccia non sono mai stati individuati.
[4] Gal J.A., ”Coup d'oeil sur les antiquités du duché d'Aoste”, Aoste, Imprimerie Mensio, 1862.
[5] Barocelli P., “Forma Italiae”, Roma, Editore Danesi, 1949.
[6] Barocelli P., Opera citata, pag. 191.
[7] Barocelli P., Opera citata, pag. 189-190.
[8] Beretta I., “La romanizzazione della Valle d'Aosta
[9] Zanotto A., “Valle d'Aosta antica e archeologica”, Aosta, Edizioni Musumeci, 1986.
[10] Mollo Mezzena R., “Viae publicae romanae" Roma, Editori Leonardo-De Luca, 1991.
nbsp;a href=/a [11] Gerbore E., “Nus, tessere di storia”, Quart, Ediz Piero Barocelli, Musumeci, 1998.
[12] Daudry D., in “Quart, spazio e tempo”, a cura di J. Rivolin, Quart, Edizioni Musumeci, 1998.
[13] Liviero A., “Villefranche, storia di un antico borgo”, Quart, Edizione Musumeci, 2002.
[14] Liviero A., Opera citata, pag. 14.
[15] René Poirier in un suo articolo comparso sulla rivista “Historia”, Cino Del Duca Editore, n° 34, settembre 1960, dice:”Le monumentali pietre stradali costituiscono un documento essenziale per lo studio delle vie romane. Ne sono state numerate 600 per la sola Gallia; non vi erano però pietre miliari in tutte le strade, soprattutto su quelle dell'Africa e dell'Asia. Queste pietre erano costituite da colonne alte da 3 a 6 metri con un diametro dai 50 agli 80 centimetri … Le miglia erano contate a partire dalle ultime case delle città.”
[16] www.melegnano.net
[17] Doro A., “Vestiges romains”, XLVI Bollettino dell'Accademia di Sant'Anselmo, 1972-1973, pag. 361-362.
[18] Aebischer P., “Etudes toponomastiques valdôtaines”, Augusta Praetoria, 1921, pag. 13.
[19] Brunod E., Garino L., “Arte sacra in Valle d'Aosta”, vol. III, Aosta, Edizioni Musumeci, 1990. La cappella di Viseran e forse anche il possibile spostamento in basso del toponimo, potrebbero essere legati alla nuova strada, l'attuale via del Ponte romano, costruita, probabilmente nel corso del Medioevo, sulla pianura, in alternativa a quella romana.
[20] Nei pressi della chiesa di Saint-Christophe furono rinvenute due lapidi romane. In “Iscrizioni di Augusta Praetoria” di Cavallaro A.M. e Walser G., Musumeci Editore, Quart, 1988.
[21] Andrea Zanotto nella sua opera già citata, a pag. 367, parla del ritrovamento di lastre romane e di una colonna di marmo di 36 centimetri di diametro.
[22] Doro A., Opera citata.
[23] E' questa la seconda salita che si incontra da Aosta a Saint-Vincent, la prima è quella tra Viseran e Saint-Christophe di cui si è già detto. Salire dai circa 550 metri di Quart ai circa 670 di Povil era necessario per evitare le acque della Dora Baltea nella strettoia di Villefranche.
[24] A seran, riporta Andrea Zanotto a pag. 367 della sua già citata opera, scavi archeologici hanno riportato in luce resti di un insediamento romano.
[25] Edoardo Brunod e Luigi Garino nella loro già citata opera, a pag. 361 del VI volume, dicono che la cappella di Seran fu costruita verso il 1680. Non sappiamo se sul sito su cui sorge ci fosse già una costruzione sacra.
[26] Andrea Zanotto nella sua già citata opera, a pag. 414, parla di un sarcofago romano ritrovato nel presbiterio della chiesa di Diémoz.
[27] Doro A., Opera citata.
[28] La colonna di Chambave è quasi identica a quella della cripta di Sant'Orso. Entrambe hanno una circonferenza tra i 147 e i 149 centimetri e uno zoccolo alla base, di stessa fattura, alto circa 30 centimetri. Le altezze variano, quella di Sant'Orso è di 160 centimetri mentre quella di Chambave è di 130. Sulla colonna di Chambave è presente un segno, apparentemente una “I”, forse, ma posso ovviamente sbagliarmi, la quarta “I” di “XIIII”. Un esperto potrebbe certamente valutare meglio.
[29] Questa terza salita era necessaria per evitare la vicinanza della Dora Baltea.
[30] Brunod E. Garino L., “Arte sacra in Valle d'Aosta” vol. VI, Aosta, Edizioni Musumeci, 1990.
[31] Piero Barocelli nella sua opera “Forma Italiae”, a pag. 206, spiega che “Il Bérard disse di un sarcofago monolitico di marmo, già esistente tra Châtillon e Saint-Vincent presso la cappella di San Valentino. Il sarcofago venne distrutto  e fatto a pezzi quando si costruì la strada nazionale, prima dell'anno 1887.”
[32] Durante scavi archeologici condotti nella chiesa, dice Andrea Zanotto nella sua già citata opera a pag. 403, sono venuti alla luce resti di un impianto termale romano e sepolture tipiche dei primi secoli cristiani.
[33] Il complesso della Tour de Ville di Arnad risalirebbe al XII secolo.
[34] Aebischer P., “Etudes toponomastiques valdôtaines”, estratto dalla rivista “Augusta Praetoria” n. 1-3, 1926, pag. 8.
[35] Edoardo Brunod e Luigi Garino nella loro già citata opera, a pag. 50 del II volume, dicono che la cappella di San Rocco fu fondata nel 1681. Non sappiamo se sul sito su cui sorge ci fosse già una costruzione sacra.
[36] Andrea Zanotto, nella sua opera Valle d'Aosta antica e archeologica, a pag. 346, dice che il priore J. A. Gal ha parlato, nel 1862, dei resti di un ponte romano sul torrente Vignola che attraversa l'omonimo villaggio appena sopra la frazione Palazzo. L'archeologo Piero Barocelli nel corso delle sue ricerche non riuscì ad individuare, nel territorio di Montjovet, alcun ponte. I ruderi di un ponte sul torrente Bussolinaz che scorre sul fondo del vallone ad Est del castello di Saint-Germain, sono stati ritrovati, prosegue Andrea Zanotto, da Damiano Daudry.
[37] Edoardo Brunod e Luigi Garino nella loro già citata opera, a pag. 292 del II volume, dicono che l'attuale chiesa risale alla fine del 1600, ma che la prima menzione della parrocchia di Saint-Germain è datata al 1176.
[38] Vedi nota n. 36.
[39] Vichi P., “I terremoti in Valle d'Aosta”, Patrizio Vichi editore, Aosta, 2004.
[40] Una decina di anni fa don Antonio Bizzotto mi ha condotto sul luogo indicandomi il punto preciso in cui, nel corso di lavori agricoli nella vigna, sono venuti alla luce dei solchi di solito presenti sui tratti di strada romana, tipo quelli presenti a Donnas. Don Bizzotto mi ha anche mostrato, nei pressi di Sapé, il tratto di salita e una parte della strada che, attraversando il prato, si ricongiungeva ai resti archeologici ufficialmente riconosciuti come appartenenti alla strada romana.
[41] Piero Barocelli nella sua opera “Forma Italiae” a pag. 209, parla di una “tomba di età romana venuta alla luce a non molta distanza (circa 45 metri) dal ponte verso l'anno 1831”. Relazione del canonico Nourissat al Presidente degli Archivi reali di Torino. Iscrizione delle Provincie-Mazzo RA, Ib, VIII.
[42] Un importante movimento franoso della montagna potrebbe essere stato la causa della scomparsa dell'antica via in questo tratto, sostituita poi dal ripido sentiero.
[43] Sotto l'altare maggiore della chiesa parrocchiale è stata rinvenuta, ai primi del 1800, una lapide sepolcrale romana che si trova attualmente presso la curia episcopale di Ivrea.
[44] Anche se un documento medioevale cita il luogo con il toponimo di “Ad Cameram”, il dizionario di toponomastica UTET fa derivare “Carema” da una deformazione medioevale dell'aggettivo “Quadragesimus” indicante la tassa della quarantesima parte, il 2,50%, che qui veniva riscossa sulle merci che entravano in Italia dalla Gallia. Si può però anche pensare che il toponimo derivi sì dall'aggettivo “Quadragesimus”, ma nel suo senso di “Quarantesimo miglio” da Aosta.
[45] Cavallaro A. M., Walser G., “Iscrizioni di Augusta Praetoria”, Quart, Edizioni Musumeci, 1988. (La scuola di Sarre nella quale è stata ritrovata la colonna, era situata presso il vecchio municipio sulla piazza della chiesa).
[46] Bonnet Ch., in “Aosta, progetto per una storia della città”, a cura di M. Cuaz, Quart, Edizioni Musumeci, 1987, pag. 100.
[47] Vedi nota n. 31.

[48] Bonnet Ch., in “Aosta, progetto per una storia della città”, a cura di M. Cuaz, Quart, Edizioni Musumeci, 1987, pag. 97 e seguenti.