Saumont e le fontane di Aosta


Una leggenda racconta che un tempo, lungo il Buthier, quando il vento soffiava tra le cascate di ghiaccio simili a canne d'organo, si sentivano suoni strani, cosi strani che non parevano naturali.
Per questo il popolo chiamava quel luogo - Orgue du Diable -[1]. Oggi quelle canne tacciono, non si sentono più quegli strani suoni, si sente il rumore del traffico che scorre sopra, in alto, sul viadotto che poggia su un enorme fungo di cemento armato.
Il torrente Buthier, originato dai ghiacciai dell'alta Valpelline, giunge alla piana di Aosta scorrendo lungo il vallone di Saumont a nord della città.
Su un documento riportato nel Cartulaire de Saint-Ours alla data 18 giugno 1290[2], si trova una prima citazione del toponimo "Saumont" che significherebbe "sotto il monte".
Da sempre soggetto alle terribili inondazioni del torrente, la piccola valle ha rivestito, nel passato, una particolare importanza per la città.
Fin da tempi remoti, forse addirittura dalla tarda romanità, cioè dal terzo, quarto secolo dopo Cristo, nella località nasceva quel canale che sarà poi chiamato "Mère des Rives"[3].
Le acque delle Rives, oltre che per l'irrigazione degli orti e per le necessità degli abitanti, servivano per il funzionamento degli impianti delle attività artigianali che sostenevano l'economia dell'Aosta del passato.
Dal 1895 Aosta era illuminata dalla luce elettrica ricavata da una prima centrale che sfruttava le acque del Buthier[4].
La Cooperativa Forza e Luce che aveva realizzato l'impianto, visto il successo dell'impresa, decise di costruirne una più grande a Saumont. La nuova centrale fu inaugurata nel 1921.
Oggi di quegli impianti non restano che i ruderi, ruderi di archeologia industriale che forse sarebbe bene salvaguardare.
Per la realizzazione della centrale venne costruito sul torrente un ponticello di legno. Da questa passerella sostenuta da funi prese avvio l'abitudine degli aostani di chiamare Ponte di corda o Ponte ballatoio il luogo. Un altro appellativo dato alla zona era "Viale dei sospiri" per via di essere una tra le mete preferite dagli innamorati.
Negli anni cinquanta, con la costruzione dello sbarramento sul torrente, il "ponte di corda" venne ricostruito in cemento.
L'ampio spazio verso il fondo del vallone fu utilizzato per molti anni come poligono di tiro, ed ancora oggi nei pressi, sorge il nuovo edificio del tiro a segno comunale.
L'inondazione del 15 ottobre del 2000 ha sconvolto ancora una volta il vallone di Saumont.
Il Buthier ha invaso tutto lo spazio e si è aperto nuovi passaggi, lasciando dietro di sé un caos primordiale che possiamo immaginare osservando la posizione attuale dei blocchi delle postazioni di tiro che un tempo erano così ben allineati.
Il "ponte di corda", danneggiato dall'alluvione, è stato demolito e sostituito da uno più ampio.
Il vallone di Saumont diventerà, secondo i progetti del comune, un parco pubblico attrezzato con percorsi pedonali e ciclabili. Il sito, oltre ad una serie di laghetti artificiali, avrà un'area giochi per bambini e un parcheggio.
Ritornando al discorso dell'uso delle acque della Mère des Rives, in un articolo del Règlement de police del 1778 si legge che:
"L'acqua detta della Mère des Rives serve la città e il borgo di Aosta, sia per il servizio degli abitanti che per l'abbeveramento del bestiame, l'irrigazione delle proprietà e l'uso dei mulini e delle fucine "[5].
L'acqua, derivata direttamente dal Buthier, veniva convogliata, tramite tubazioni, fino alle fontane chiamate bourneaux.
I bourneaux erano costituiti da un tronco di legno con due fori comunicanti internamente. Nel punto di comunicazione tra i fori c'era, infilata nel tronco, una lamina di metallo che permetteva l'uscita dell'acqua. Le condutture, incassate nel terreno, erano esse pure di legno.
Impianti di questo tipo fornivano ovviamente un servizio molto precario. L'acqua sovente era fangosa e imbevibile.
Un grave problema, inoltre, era rappresentato dal gelo invernale. Per attenuare il disagio, nel dicembre del 1872 si rivestirono i boumeaux con del letame[6].
Anche il posizionamento delle fontane dava origine a notevoli polemiche.
Un documento del 10 settembre 1778 contiene la relazione che fece un certo geometra Crosa, incaricato dal comune, sulla possibilità di posizionare in modo diverso le fontane al fine di consentire un più agevole passaggio ai carri e alle carrozze.
Nel volume numero 23 del "Fonds Ville" conservato presso l'Archivio storico regionale, sono riportate le vicende relative a due fontane.
Il primo caso riguarda il bourneau di Rue Malconseil che si trovava all'incrocio tra Via de Sales e Via Croix de Ville. La fontana impediva il transito dei carri e delle carrozze. Per risolvere il problema ci vollero degli anni e addirittura l'intervento del ministro degli interni.
L'altra fontana che procurò momenti di tensione fu quella che si trovava nell'attuale Via Edouard Aubert, di fronte alla Via Trottechien. Una notte, non si sa come, la fontana addirittura scomparve.
Oltre che per la distribuzione, il problema dell'acqua era molto pressante per via della potabilità.
Nel 1862, a Torino, venne effettuata per la prima volta un'analisi dell'acqua che si beveva ad Aosta. Quella fornita dal Buthier presentava non pochi problemi[7].
Per cercare di purificare l'acqua, già da tempo erano stati tentati degli esperimenti costruendo, allo sbocco del vallone di Saumont, dei filtri di sabbia e carbone. Tutti i tentativi però erano falliti a causa delle frequenti inondazioni del torrente che con regolarità distruggevano gli impianti.
Accantonata definitivamente l'idea dell'uso dell'acqua del Buthier e dei relativi filtri, si decise l'utilizzo delle acque di sorgente.
La casetta che proteggeva le prese d'acqua è ancora. li, e ricorda che nel 1887 l'acqua delle sorgenti di Saumont e di La Combe finalmente arrivò alle fontane di Aosta e non con condutture di legno ma di ghisa!
I vecchi bourneaux, un po' alla volta, vennero sostituiti con nuovi impianti e l'acqua torbida e limacciosa del Buthier rimase soltanto un ricordo.
Presso l'Archivio storico regionale ci sono i progetti di questo tipo di fontane. Esse dovevano essere "a getto continuo ed intermittente, rivestite di marmo di Aymavilles, con vasca e cisterna a lato".
Si può vedere una di queste fontane, nella fotografia di piazza Emile Chanoux, allora detta piazza Carlo Alberto, risalente ai primi del 1900.
Le fontane inevitabilmente, un po'alla volta hanno perso sempre più importanza, ad Aosta come del resto in tutte le altre città, a causa del notevolissimo progresso della tecnica nell'ultimo secolo che ha portato l'acqua potabile in ogni casa.
Molte fontane, purtroppo, sono scomparse dal contesto urbanistico della città. Quelle che ancora esistono o che sono state da poco installate, costituiscono quasi solo un elemento decorativo all'interno di parchi o di aree attrezzate per il tempo libero, la sosta e il riposo.



[1] Rivista “Augusta Praetoria”, ottobre – dicembre 1949.
[2] Cartulaire de Saint-Ours, a cura di Orfeo Zanolli, Bibliothèque de l'Archivum augustanum, Aosta 1975.
[3]Dai dolmen alla città”, pianta H, pag. 33, Musumeci editore, Aosta 1992.
[4]“I primi cento anni della Cooperativa Forza e Luce di Aosta”, a cura di Pierre Vietti e Dominique Davite, Tipografia Valdostana, Aosta, 1995.
[5]Règlement de Police 1778”, Archivio storico regionale.
[6]Delibere comunali”, 20 gennaio 1873, Archivio Storico Regionale.
[7]Feuille d'Aoste”, 21 ottobre 1862.