I terremoti in Valle d'Aosta


“La Vallée ha tremato”

I terremoti in Valle d'Aosta

Nell'introduzione di "Terremoti in Italia dal 62 A.D. al 1908"[1] si dice che:
"La storia del terremoto è...relegata negli angoli bui della nostra cultura, poiché ogni evento sismico, in quanto avvenimento catastrofico e non prevedibile, è da sempre apparso all'uomo come un intervento soprannaturale che segnava la sconfitta dell'intelligenza umana".
La Valle d'Aosta nella mappa più recente del Servizio sismico nazionale, figura tra le zone meno a rischio del territorio italiano tranne la parte riguardante il Monte Bianco e il Cervino che sono classificate a rischio minimo. Nella precedente mappa la Valle era considerata totalmente non a rischio. In effetti nella memoria storica della regione, a livello di trasmissione orale, non trovano spazio ricordi riguardanti gravi eventi sismici.
Approfondendo però la ricerca, nell'opera "I terremoti d'Italia"[2] del sismologo Mario Baratta, si trovano interessanti indicazioni circa i movimenti tellurici che hanno coinvolto la nostra regione nei secoli passati.
Nello studio sono riportati, dal Medioevo al Novecento, circa quaranta eventi sismici riguardanti la Valle d'Aosta e le zone limitrofe. In questa ricerca e nel video che è stato realizzato si prendono in esame, facendo una sorta di viaggio a ritroso, quelli che hanno lasciato tracce significative nella storia.
Il primo evento sismico preso in esame è quello di martedì18 giugno 1968. Alle ore 7 e 28 del mattino venne registrata una scossa del 5°- 6° grado della scala Mercalli della durata di alcuni secondi. A Saint- Vincent furono avvertite tre scosse e alle 9 e 30 furono fatti uscire i bambini dalle scuole. Mentre non ci furono, per fortuna, vittime, i danni ebbero una certa consistenza. Parecchi massi caddero dalle montagne, un centinaio di edifici furono lesionati e subirono danni anche il castello di Issogne e la chiesa di Arnad[3]. L'epicentro del movimento tellurico fu individuato in bassa Valle, a Bard[4]. Da questa scossa tellurica, andando indietro nel tempo, oltre a qualche leggera scossa riportata nella cronologia dei terremoti della Valle d'Aosta, si incontra, sul giornale “Le Duché d'Aoste[5], un altro importante evento nel 1905. L'articolo dice che:
"Dimanche, 13 du courant à 11 h. 25 m. on a ressenti à Aoste une secousse de tremblement tellurique ondulatoire dans la direction du N.-E. au S.-O. Cette secousse , de la durée d'une seconde, a été assez forte pour faire osciller bien des objets d'ornement dans les habitations."
Più violenta ancora dovette però essere la scossa nei pressi del Monte Bianco dove venne individuato l'epicentro[6].
Il giornale “Feuille d'Aoste[7] riporta che alle 6 di sera del 5 marzo 1892 la gente, che si trovava nella chiesa di Donnas per una funzione religiosa, uscì di corsa per un improvviso e violento movimento tellurico che incrinò la volta del coro. Il terremoto fu sentito anche in tutto il Canavese dove caddero alcuni comignoli. Mario Baratta, nella sua opera, per questo terremoto presenta una sismografia.
Un altro terremoto di notevole intensità fu quello sentito ad Aosta nella notte del 7 giugno 1879. I giornali[8] dicono che:
"Dans la nuit du 7 au 8 juin, vers 11 heures, une forte secousse de tremblement de terre se fit sentir à Aoste et en diverses loca1ités du pays".
Dieci anni prima, il 29 novembre alle 17 e 38, un'altra scossa aveva fatto tremare i vetri delle finestre della città[9].
Nel 1838 iniziò, nei dintorni di Saint-Jean de Maurienne in Savoia, un intenso e lungo periodo di movimenti tellurici che si protrassero fino al 1840. L'archeologo Carlo Promis nel suo "Le antichità di Aosta"[10]dice che 1'8 giugno 1839, la propagazione di una scossa in Maurienne fece crollare, a Saint-Vincent, il millenario ponte romano sul torrente Cillian.
Nel 1807, in autunno, dice Mario Baratta, fu sentita una intensa scossa di terremoto che pare essere stata solo sensibile a Pré Saint-Didier.
In un articolo comparso sulla rivista Le Flambeau[11] Enrico Tognan e Alessandro Liviero riportano la lettera del 1768 con cui il conte Charles François Octave de Challant, al fine di ottenere un prestito, chiese una perizia sui danni che il suo castello di Châtillon aveva subito a causa del terremoto del 1755.
Il sisma in questione aveva avuto il suo epicentro nel Vallese, in Svizzera[12].
L'architetto Jules Piston, incaricato della perizia sul castello di Chatillon, nella sua relazione scrisse che:
"...Les murailles de ce château sont crevassées et fendues considérablement, surtout du côté du couchant et les murailles ma îtresses de ce côté ici menacent une ruine évidente".
Anche se non riguarda direttamente il territorio valdostano non si può non menzionare la catastrofe che 17 giugno 1676 colpì Ivrea. Mario Baratta riporta che:
"A 21 h circa avvenne il terremoto e le scosse devono essere durate più o meno continuate per circa 24h; tutti i cittadini fuggirono dalla città, ove rovinarono parecchie case con circa 500 morti. Contemporaneamente si scatenò un furioso uragano ed un fulmine colpì una delle quattro toni del castello".
Nel settembre del 1600 una scossa di terremoto sconquassò le montagne di Issime. Il famoso processo al diavolo[13] che si tenne nel ridente villaggio della Valle di Gressoney e che lo fece passare alla storia, ebbe origine da quell'evento sismico.
Lo spavento che il terremoto aveva messo nella popolazione fu sfruttato da qualcuno che escogitò un'incredibile storia. Dalla relazione che il prete esorcista Annibale Serra scrisse sul preteso processo risulta che fu il diavolo, addirittura reo confesso, a causare il terremoto, per punire la gente di Issime perché, pensate un pò, non aveva mantenuto la promessa di costruire una cappella dedicata a Santa Margherita. Ovviamente dopo il terremoto e il processo i valligiani adempirono il voto.
Anche se il caso di Issime appare decisamente sopra le righe, al limite del reale, bisogna dire che in quasi tutte le culture, nel passato, il terremoto è stato considerato come una sorta di castigo divino per la peccaminosa condotta dell'uomo.
Un chiaro esempio di tale credenza si trova nella leggenda che vuole spiegare e far conoscere i motivi del crollo della montagna Becca France che cancellò dalla faccia della terra il villaggio di Thora sopra Sarre.
La leggenda ricalca una diffusissima traccia dal carattere didatticamente ricattatorio. Dio o Gesù o a volte la Madonna, sotto le vesti di mendicante arriva in un paese, in questo caso Thora, non trova - ed ecco la peccaminosa condotta - l'ospitalità desiderata e quindi punisce il villaggio rovesciandovi sopra intere montagne.
In realtà l'abbé Ferdinand Fenoil in una nota dell'opera "Çà et là, souvenirs valdôtains" riporta che il crollo della Becca France, avvenne nel primo mattino di giovedì 6 luglio 1564 a causa di un terremoto. L'autore dice anche che sotto la montagna franata restarono ben 545 persone.
In "I terremoti d'Italia", in effetti, si trova un evento sismico con epicentro sulle Alpi marittime, ma alla data del 20 luglio 1564, quattordici giorni dopo la tragedia della Becca France. Bisogna però dire che, molte volte, il Baratta stesso parla di imprecisioni e discordanze riferendosi a datazioni riguardanti il lontano passato.
A Montjovet la strada romana che proveniva da Barmas e che doveva passare alla chiesa di Saint-Germain proseguendo poi, in alto sopra la gola di Montjovet, verso Saint-Vincent, nel corso del Medioevo, fu totalmente devastata da imponenti frane.
A Barmas tale devastazione è testimoniata dall'enorme masso che ancora si appoggia a quella che era l'antica sede stradale e da altri sparsi nelle vicinanze, tra cui uno enorme il cui materiale è stato utilizzato per costruire una casa ancora presente sul posto.
In alto, sopra la gola di Montjovet, la distruzione è ricordata dalla strada, poi trasformata in vigneto, ora abbandonato, che termina sul vuoto del precipizio.
La datazione della catastrofe è ipotizzata attorno al 1250[14] in base ad alcune considerazioni sui documenti riguardanti le discordie sorte a causa della strada di Montjovet.
Le lotte, tra il signore del luogo, un certo Faidino, e il conte di Savoia, iniziarono attorno al 1271. I motivi del contendere dovevano essere i pedaggi stradali.
In effetti, in seguito al franamento dell'antica via che era la "Via publica, la strata", ovvero la strada statale dell'epoca, e vista l'impossibilità di ripristinarla nello stesso luogo, si costruì, subito prima di Barmas, una deviazione. La nuova via, presente ancora oggi, scende al piano, attraversa Bourg, villaggio edificato probabilmente insieme o in seguito alla strada, per risalire, in penosissima salita, fino a Sappé dove incontra nuovamente quella che era l'originaria strada romana che portava a Saint-Vincent.
Dopo il franamento della strada i primi ad attivarsi per il ripristino del transito dovettero certamente essere i signori del luogo che, con tutta probabilità, considerarono il nuovo tratto di strada non più come "Via publica", essendo la "Via publica" quella crollata, ma come loro strada privata e quindi soggetta a pedaggio anche nei riguardi del conte di Savoia. Da qui, la lotta.
In "I terremoti d'Italia" al 1248 si trova un fortissimo evento sismico in Maurienne. Secondo il cronista inglese Matteo Paris, contemporaneo dell'evento, le vittime del sisma in Savoia furono ben novemila. Molti autori scrissero sulla catastrofe ed ancora oggi vari siti internet francesi ricordano l'eccezionale avvenimento accaduto in quel lontano novembre 1248.
Certamente una scossa di tale violenza fu sentita e, con tutta probabilità, ebbe conseguenze anche in Valle d'Aosta. Può essere questa la causa del crollo della strada romana a Montjovet avvenuta come si è visto attorno a quegli anni?

 


[1] Margottino C., Kozak J., Ceroni A., “Terremoti in Italia dal 62 A. D. al 1908” Roma, ENEA, 1999.
[2] Baratta M., “I terremoti d'Italia” Torino, Arnaldo Forni Editore, 1901. Bacino della Dora Baltea, pag. 684.
[3]Gazzetta del Popolo”, cronaca della Valle d'Aosta, 19 giugno 1968.
[4] http://emidius.mi.ingv.it/CPTI/CPTIcorpo_princ.html
[5]Le Duché d'Aoste”, 16 agosto 1905.
[6] Vedi nota 4.
[7]Feuille d'Aoste”, 9 marzo 1892.
[8]Feuille d'Aoste”, 11 giugno 1879.
[9] Vedi nota 4.
[10] Promis C., “Le antichità di Aosta”, Torino, Stamperia reale, 1862.
[11] Liviero A., Tognan E., “Les conditions du château de Châtillon en 1768/69” in Le flambeau n° 170 été 1999.
[12] Vedi nota 4.
[13] Fenoil F., “Çà et là, souvenirs valdôtains”, Aoste, Imprimerie Edouard Duc, 1883.
[14] Vichi P., “Mons Iovetus, la route et le Bourg de Montjovet”, in Le Flambeau n° 3 automne 1997: