Maison Savouret


Nel 1991, in seguito alla richiesta di realizzare un breve documentario per una trasmissione televisiva che si occupava dell'eventualità di recuperare o di demolire la Maison Savouret ho fatto delle ricerche al riguardo ed ho effettuato delle riprese sul posto.
Allora l'edificio era tutto transennato ed un cartello ormai logoro lo indicava come pericolante.
La casa, conosciuta in città come Maison Savouret, non aveva decisamente un bell'aspetto, tutti quegli anni di abbandono avevano infatti contribuito notevolmente al suo degrado. Solo l'edera ne aveva avuto cura, e lentamente, l'aveva avvolta con le sue laboriose ramificazioni.
Le forze politiche presenti nell'amministrazione comunale di Aosta, proprietaria dell'immobile, per anni non sono riuscite a trovare un accordo per stabilire il da farsi riguardo all'edificio. In alcuni casi si parlava di abbattimento, in altri di recupero. In realtà la struttura non era pericolante al punto di dover essere demolita e finalmente nel 1996 venne presa la decisione di ristrutturare l'edificio.
In città poco si sapeva della casa che era andata acquistando, certamente a causa dell'abbandono, una sorta di ingiustificata malevolenza. Solo i gatti randagi e il vento l'abitavano. Questo fatto la rendeva tenebrosa isolandola sempre più dalla vita cittadina.
Eppure per quell'edificio le cose non erano sempre andate così male, anzi esso aveva conosciuto periodi di frenetica e fruttuosa vitalità. Nello stabile infatti, nel passato, erano situati i laboratori per la lavorazione del cuoio e la produzione delle pelli, due delle principali attività dell'antica Aosta.
Jean-Baptiste de Tillier nel suo "Plan de la cité d'Aoste"[1] tratteggia con precisione l'insieme di costruzioni che costituivano il quartiere delle "tanneries", delle concerie.
Anche la via sulla quale sorgevano gli edifici, l'attuale tratto di via Boniface Festaz, si chiamava "ruelle des tanneries".
Marco AnsaIdo in "Peste Fame Guerra"[2] dice che dopo la peste del 1630 in Valle si lavorava cuoio di vacca, vitello, pelli di capra, montone, camoscio, pecora, agnello, e poi anche di volpe, martora e faina. Lo stesso autore ricorda che, nel prato su cui sorse il palazzo "Augusta Praetoria", proprio di fronte alla casa di cui si parla, ancora si vedeva, attorno al 1950, l'avvallamento del “Croux des bêtes”[3]. Questo toponimo dal suono cos&` crudo indicava la fossa in cui veniva radunato il bestiame per la macellazione e lo scuoiamento, altro luogo che dava il nome alla vicina “ruelle”[4].
La casa dell'edera, così qualcuno la chiamava quando ancora ne era avvolta, è presente anche nel catasto sardo del 1768[5] e risulta ospitare due laboratori per la concia delle pelli.
L'edificio che in origine era costituito da tre case, nel 1855 doveva già avere l'aspetto esteriore che noi oggi conosciamo, come risulta dalla mappa della città di quell'anno.
Anche nel disegno realizzato nel 1881 da Edoard Bérard ritroviamo la costruzione identica ad oggi.
L'artigianato per la lavorazione delle pelli e del cuoio, ora praticamente scomparso, nei secoli passati ricopriva un ruolo importante nell'economia della Valle. Si pensi soltanto alla quantità di finimenti e bardature che era necessario produrre per provvedere a tutti i muli, asini e cavalli.
Specifiche norme che miravano a regolamentare l'attività dei “tanneurs”, dei conciatori, erano presenti nelle raccolte di leggi di polizia urbana della città[6]. Visto l'inquinamento, diremmo oggi, che procurava la concia delle pelli, si imponeva di esercitare tale attività lontano dai luoghi abitati ed in effetti nell'Aosta del passato, la Maison Savouret, benché interna rispetto alle antiche mura romane, era situata all'estremità Sud del centro abitato.
Il termine “tanneur” deriva dal francese “tanin”. Il “tanin”, il tannino, è una sostanza vegetale di cui sono ricchi, tra gli altri, l'albero del noce e la quercia. Il tannino nel processo chimico della concia ha la funzione di trasformare la pelle in cuoio.
Nella "Mémoire sur la Vallée d'Aoste" redatta dal nobile savoiardo Amé Vignet des Etoles, intendente della Valle d'Aosta dal 1774 al 1784 sono riportate alcune valutazioni sulla manifattura delle pelli e del cuoio nella nostra regione e vengono dati dei consigli:
"Celle (manufacture) qui conviendroit le mieux à ce païs seroient d'abord des taneries et chamoiseries pour bien preparer les cuirs et peaux que le pais foumit et qu'il rachete en partie de la Suisse où ils se travaillent. Il suffiroit à cet effet de trois choses: la premiere de se procurer un habile ouvrier parfaitement instruit de l'art, la deuxieme de procurer un bon fond d'avance; puis ce qui fait le principal defaut de celles de ce pais c'est que les taneurs n'etant pas riches ne laissent pas assès à l'apret et ne font jamais de bonne marchandise; la troisieme de defendre ensuite l'extraction des cuirs et peaux non preparés en prenant cependant les precautions convenable pour que les taneurs du pais ou piemontois n'en fassent un monopole en les tenant au bas prix qu'ils y mettroient."[7]
La situazione era alquanto problematica, ma nelle viste dell'intendente, con operai ben preparati e produzioni più accurate, data la grande quantità di bestiame presente sul territorio, poteva migliorare.
E' difficile dire se i consigli dell'illuminato intendente furono seguiti e soprattutto, se sortirono benefici effetti, ma, al di là di come andò poi la situazione, la nostra casa visse una significativa continuità.
Il nome dato all'edificio, Maison Savouret, deriva da quello di un gruppo familiare, con tutta probabilità, di conciatori. Ai primi del novecento essa era ancora abitata dai Savouret, imparentati con parte di una nota famiglia aostana di artigiani pellettieri.
Una menzione della famiglia Savouret si è ritrovata nello stato civile pubblicato su un numero del giornale "Le Duché d'Aoste" nel 1902. Nell'inserzione è riportato l'annuncio riguardante il decesso del marito di una certa Savouret Sophie. L'uomo era un componente della nota famiglia di pellettieri aostani di cui si è detto prima.
Nel corso dei lavori di restauro degli edifici sono venuti alla luce, e non poteva che essere così, resti di strutture legate all'attività di concia delle pelli.
D'altronde il sito era già abitato da antica data, come è dimostrato dagli scavi condotti anni fa nella zona che all'epoca della romana Augusta Praetoria doveva essere costituire un quartiere destinato ad abitazioni popolari[8].
La Maison Savouret, finalmente rimessa a nuovo, sta per vivere una nuova stagione di attività. Ospiterà infatti una scuola materna e sarà, inoltre, il centro delle associazioni giovanili della città.
La casa, o parte di essa, potrebbe essere ribattezzata proprio con il nome di "Maison des Tanneries", come avevo suggerito nel 1991, quando ancora l'edera la ricopriva e si era incerti sulla sua destinazione.
Infatti attualmente non c'è nulla ad Aosta che ricordi almeno una tra le importanti atti- vità economiche del passato, al contrario di quanto avviene in molte città italiane e straniere. Basti pensare, ad esempio, alle varie vie degli orefici, dei calzolai, dei lanaioli.

 


[1]              De Tillier J. B. , “Historique del la Vallée d'Aoste”, a cura di Andrea Zanotto, ITLA, 1968.

[2]              Ansaldo M., “Peste Fame Guerra”, Aosta, Musumeci editore, 1976, pag. 82.

[3]              Ansaldo M., Opera citata, pag. 147.

[4]              De Tillier J. B., Opera citata.

[5]              Archivio storico regionale.

[6]              Colliard L., “Vecchia Aosta”,  Aosta, Musumeci editore, 1986.
                1778 REGOLAMENTO DI POLIZIA DA PARTE DEI NOBILI SINDACI DELLA CITTA' E DEL BORGO.
                DES TANNEURS
                Art. 48. Le Tanneurs, mégissiers, corroyeurs, et autres pareils artisans devront exercer leur profession hors de la Cité et Bourg d'Aoste dans les lieux qui leur seront destinés par le Conseil, et tenir les cuirs et autres merchandises sans incommoder les voisins, sous peine d'être expulses et de vingt livres d'amende.

[7]              Vignet des Etoles A., “Mémoire sur la Vallée d'Aoste”, a cura di Fiorenzo Negro, Bibliotèque de l'Archivum Augustanum – XX – tome V, Aoste 1987, pag. 183.

[8]              Mollo Mezzena R., “Aosta romana – Introduzione” in “Aosta, progetto per una città”, a cura di Marco Cuaz, Aosta, Musumeci editore, 1987, pag. 30.