Dialogo sul libero pensiero


Dialogo sul Libero Pensiero

Personaggi

Joséphine Teppex

Una nipote di Joséphine

Edouard Duc, marito di Joséphine

Bert, maestro evangelista

Varie comparse

Il regista teatrale

L'autore del video

 

(Le attrezzature per la scena vengono portate sul palco di un teatro, le attrici si preparano e il regista controlla i testi.)

 

Titoli di testa (Audio: Va' Pensiero)

 

(Sulla scena che rappresenta un salotto, l'autore inizia a raccontare.)

 

"Il Libero Pensiero è un movimento culturale, politico e sociale che si sviluppa nel diciannovesimo secolo in Europa.

Eredi ideali dell'Illuminismo settecentesco i Liberi Pensatori pongono una fiducia incondizionata nella razionalità, nel positivismo. Essi affidano alla Scienza e alla Comprensione umana la speranza in un mondo più giusto e solidale.

Duramente anticlericale, il movimento del Libero Pensiero, tra le altre cose, si propone di sottrarre la gran massa della popolazione, ignorante e analfabeta, all'influenza ideologica del clero, propugnando il potenziamento dell'Istruzione popolare.

In Italia il Movimento si sviluppa subito dopo il 1860, dopo l'unità nazionale. Ai primi del Novecento si contano ben 60 Società del Libero Pensiero, sparse nelle varie città della penisola.

In Valle d'Aosta il Libero Pensiero ha i suoi sostenitori nei giornalisti Edouard Due e Joséphine Teppex[1]. I due coniugi, a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, tramite il loro giornale "Le Mont-Blanc", con coraggio, onestà e determinazione portano avanti, nonostante la violenta opposizione del clero locale, il tentativo di far uscire il mondo valdostano dalle ristrettezze sociali, economiche e di costume in cui da secoli versa.

Dagli articoli del loro giornale abbiamo tratto il materiale per costruire il video che vi presentiamo."

Didascalia "giovedì 6 giugno 1946"

(Giorno in cui vengono resi pubblici i risultati del Referendum tra Monarchia e Repubblica.)

(Sulla scena un orologio segna le 9 del mattino. Nel salotto Joséphine e la nipote armeggiano attorno ad una radio. Joséphine ha in mano un giornale. )

Nipote: "Non riesco a trovare la stazione!"

Joséphine: "Continua a cercare!"

Nipote: "Nonna riproviamo più tardi, tanto il comunicato non darebbe più notizie di quelle del giornale!"

(La nipote spegne la radio. Joséphine con il giornale in mano scuote pensierosa la testa.)

Joséphine: "E ora che succederà?.. Dove andranno il Re e la Regina?.. Tutto è cambiato...il fascismo...la guerra...il re...ed ora la Repubblica!...Non so però se le cose cambiano davvero...tutto ciò in cui speravamo allora...per cui ci siamo battuti...io...Edouard...e tanti altri amici. Gli ideali del Libero Pensiero...la crescita...la libertà per tutti...la libertà di credere o non credere...sono ancora lontane..."

Nipote: "Ho letto gli articoli che tu e il nonno avete scritto... Tutti! E mi sono sempre posta una domanda. Il nonno non lo so! Ma tu nonna...tu avevi studiato dalle suore...eri una cattolica praticante...scrivevi articoli su Sant'Antonio, sulle prime comunioni! Come sei arrivata...a posizioni così ... lontane dalle tue origini?"

Joséphine: "L'essere umano cambia...cresce...forse per me è stata la conoscenza di tuo nonno. Lui da sempre si batteva con coraggio contro l'ingiustizia e l'ipocrisia, se poi tutte queste cose erano coperte e sostenute dai preti...dai clericali...Edouard non taceva! Era un grande! lo con lui ho vissuto, vissuto davvero! Prendi i primi numeri del giornale...leggi quel che scrive Edouard...capirai di che pasta era tuo nonno!"

(La nipote va a prendere il giornale)

Sceneggiato l. Immagini della tipografia, del giornale e di Edouard. Audio: voce di Edouard che legge parte di alcuni articoli.

"Le Mont-Blanc n'a ni couleur ni ce que l'on est convenu d'appeler, en style de joumal, un parti; sa couleur et son parti sont: faire le bien dans la modeste sphère de ses forces..."[2]

"Le Mont-Blanc non ha colore politico, né un partito da cui dipende; il suo colore e il suo partito sono: fare il bene nel modesto ambito delle sue forze..."

"Laissez aux savants la science, l'orgueil aux nobles, le luxe aux riches; ayez compassion des humbles misères...Ce n'est rien que de vivre. C'est peu que d'!tre puissant, savant, illustre; celui-là seul a vécu et est un homme, qui a pleuré, qui a souffert et qui a été clément."[3]

"Lasciate ai sapienti la scienza, l'orgoglio ai nobili, il lusso ai ricchi; abbiate compassione delle umili miserie...E' nulla vivere, è poco essere potente, sapiente, illustre. Ha vissuto ed è uomo solo colui che ha pianto, che ha sofferto e che è stato clemente."

Nous enseignons au peuple la religion positive basée Sul l'amour du prochain et sur le mieux-etre social ayant pour but de faire régner chez les humains la bonté, la fraternité et la solidarité qui les rendront en meme temps plus doux et plus heureux. De cette religion bienfaisante Le Mont¬Blanc se fait le missionaire et l'apôtre."[4]

"Noi insegnamo al popolo la religione positiva basata sull'amore per il prossimo e sul benessere sociale avendo per fine quello di far regnare tra gli uomini la bontà, la fratellanza e la solidarietà che li renderanno meno duri e più felici. Di questa benefica religione Le Mont-Blanc si fa missionario e apostolo."

(La nipote chiude il giornale e Joséphine continua il suo discorso.)

Joséphine: "Il giornale era la nostra vita...La nostra voce. Le Mont-Blanc non aveva pari! lo non sono superstiziosa...1o sai, anzi ho scritto contro le maghe e le fattucchiere...ma il fatto che l'arrivo del Socialismo in Valle d'Aosta abbia coinciso con la nascita del nostro giornale l'ho sempre considerato un segno del destino! Era il 1894, mi pare, al secondo o al terzo numero..."

Sceneggiato2. Immagini del primo manifesto socialista attaccato clandestinamente sui muri della città. Audio: Internazionale.

Sceneggiato3. Immagini di contadini che si recano a festeggiare il Primo maggio. Audio: Bandiera rossa.

(Sulle immagini dello sceneggiato 3 Joséphine continua, fuori campo, il suo racconto.)

"Quel primo manifesto clandestino non fu che l'inizio. Soffiava un vento nuovo sul mondo, sull'Italia...ed anche qui, nella nostra cara Valle! Un travolgente vento di libertà. Il Primo maggio diventava ogni anno più importante. Sempre più operai, contadini si riunivano per discutere, proporre...crescere! La libertà era lì, in mezzo a noi...cantava con le nostre voci e camminava con le nostre gambe!

Libertà di stampa...libertà di coscienza, di pensiero, di parola, d'amore... In quegli anni un eccezionale incontro di opinioni si intrecciava qui in Valle tra gli operai, i socialisti e i protestanti."

Sceneggiato 4. Immagini di Edouard e degli scontri avvenuti a Milano.

(Sulle immagini dello sceneggiato 4 Joséphine prosegue, fuori campo, a narrare.)

Joséphine: "Ma mentre le nuove idee avanzavano, venne il maggio del 1898. Il popolo in tumulto protestava. In tutta Italia i poveri...i disperati urlano il dolore dei loro figli e come risposta...a Milano il cannone spara...spara sugli affamati…i morti si contano a centinaia.

Ma la polizia e i cannoni possono fermare le persone, non le idee! E il Socialismo era un'idea...una grande idea!"

(Joséphine e la nipote nel salotto.)

Joséphine: "Dove era il Re?.. il nostro Re! Chi diede l'ordine si sparare? Oh! Sia chiaro! Nessuno può mettere in dubbio la lealtà, l'attaccamento de Le Mont-Blanc verso Casa Savoia!"

Sceneggiato 5. Immagini dell'assassinio del Re Umberto e del giornale in occasione dell'attentato. Audio: colpi di pistola.

(Sulle immagini dello sceneggiato 5 Joséphine, fuori campo, continua.)

"Ricordo il dolore, la costernazione di noi tutti quando, nell'estate del 1900, fu assassinato Re Umberto...a Monza. Il giornale uscì listato a lutto."

Sceneggiato 6. Immagini del monumento al Re Umberto in Piazza I. Manzetti ad Aosta.

(Sulle immagini dello sceneggiato 6 Jos&´phine, fuori campo, prosegue la narrazione.) .

"Il nostro attaccamento alla monarchia, non ci impedì tuttavia di condividere le proteste contro la decisione di costruire il monumento in ricordo del Re assassinato. Con la stessa somma si potevano gettare le basi per la costruzione di un ambulatorio per i poveri della città. Erano anni che lo si attendeva!”[5]

(Joséphine e la nipote nel salotto.)

Joséphine: "Ora basta...sono stanca...continuiamo poi..." (Joséphine e la nipote escono dalla scena.)

(Mentre le attrici fanno una pausa l'autore sulla scena riprende il discorso generale sul Libero Pensiero.)

"Lo sviluppo del Movimento del Libero Pensiero coincide e si affianca, ovviamente non solo qui da noi, ma in tutto quello che oggi chiamiamo il mondo occidentale, si affianca, dicevo, agli albori di quella importante e decisiva crescita, di quell'eccezionale miglioramento scientifico e tecnico in tutti i campi dell'esistenza umana che, nel passaggio tra l'Ottocento e il Novecento, ha dato inizio alla più grande rivoluzione cognitiva, tecnologica e strumentale dell'umanità. Rivoluzione di cui noi oggi siamo ancora testimoni, basti pensare agli immensi progressi in campo sanitario, al Dna, alla scoperta e all'uso dell'elettronica, alla cosiddetta conquista dello spazio.

Ebbene anche la Valle d'Aosta, in quegli anni appunto, assiste alla nascita di tanti fatti, di tante scoperte che fino ad allora erano stati solo dei sogni."

(Immagini documentarie sugli impianti della prima centrale elettrica di Aosta, sul primo aeroplano, ecc. ecc. Su queste immagini l'autore continua a raccontare fuori campo. Audio: Musica proibita)

"La centrale elettrica sorta lungo il Buthier a Somont, opera grandiosa, fornisce energia elettrica ad Aosta, una delle prime città in Italia a godere di tale beneficio.

Al Café Pollano, in Place Charles-Albert, attuale Piazza Emile Chanoux, oltre al Grammofono è arrivato il Cinematografo con i suoi spettacoli straordinari. Il Telefono e la Radio mostrano, quasi magicamente, tutta la loro potenzialità. Anche un'Automobile ha fatto la sua comparsa. Ne è stata vista una dirigersi verso Courmayeur con due persone a bordo. E' una mattina di inverno del 1914 quando, per la prima volta, compare nei cieli della Valle d'Aosta un aeroplano. Il velivolo, tra la sorpresa di tutti, atterra nei prati di Mont-Fleury."

(Nuovamente sulla scena, l'autore conclude il discorso. La scena rappresenta ora un parco pubblico.)

"Ho già detto come i Liberi Pensatori nutrano una fiducia, si potrebbe dire quasi sconfinata, entusiastica, nella Scienza, che, applicata con saggezza e umanità, risolve o comunque allevia i molti mali fisici, psicologici e morali dell'uomo."

(Joséphine e la nipote ne] parco)

Nipote: "Ma...1a vostra amicizia con i protestanti...i valdesi...cosa c'entra con la religione del Libero Pensiero...si può dire religione del Libero Pensiero... "

Joséphine: "Si! Si! Credo proprio che si possa dire...il Libero Pensiero è un credo...una fede!"

Sceneggiato 7. Immagini del maestro evangelista Bert nel Tempio valdese di Aosta. Audio: Canto valdese.

(Sulle immagini dello sceneggiato 7 Joséphine, fuori campo, continua a parlare.)

"Fu la nostra coerenza, la coerenza di chi non voleva chiudere gli occhi davanti alla realtà che ci portò a distaccarci, e credimi, non senza dolore, dalla chiesa cattolica. Quello che ci attrasse della libera chiesa riformata che proprio in quegli anni era comparsa qui da noi, fu l'apertura, la capacità di stare dalla parte dei poveri.

Gli articoli che il maestro evangelista Bert scriveva per il nostro giornale indicavano a tutti le vie più corrette da seguire in molte circostanze della vita."

(Joséphine e nipote nel parco)

Joséphine: "Quella scelta ci costò la scomunica...e anche il nostro giornale fu messo all'indice. Però...tanta gente lo comprava lo stesso il nostro giornale!"

Sceneggiato 8. Immagini dell'articolo sulla separazione tra stato e chiesa e degli affreschi della chiesa parrocchiale di Issime. Audio: Dies irae.

(Sulle immagini dello sceneggiato 8 Joséphine, fuori campo, continua il racconto.)

"La separazione della chiesa dallo stato, sostenuta con calore da Bert e da tutte le menti più illuminate, in Italia, contrariamente alla Francia, non diede gli sperati frutti."

(Joséphine e nipote nel parco)

Joséphine: "E' indubbio...tale separazione avrebbe spronato la crescita del paese ed avrebbe finalmente consentito l'uscita dall'oscurantismo medioevale e dall'ignoranza retrograda in cui il clero cattolico tiene il popolo!"

(Sulla continuazione delle immagini dello sceneggiato 8 Joséphine, fuori campo, completa la narrazione.)

"Basta pensare al purgatorio...invenzione disonesta che ha gettato per secoli l'umanità nel terrore. No! Dio non ha creato il purgatorio! Ce n'è traccia nei vangeli? Questa orribile punizione è stata inventata dai preti per riempire i loro forzieri! I preti dicono che con le offerte per le indulgenze e le donazioni alla chiesa, si accorciano i tempi di permanenza delle anime in purgatorio! Quindi chi più ha soldi più in fretta salva l'anima sua e dei suoi.

Mi chiedo? Come si può concepire un Dio che è...amore...bontà...carità...come si può immaginare che questo Dio accordi un posto nel suo paradiso ai ricchi e lasci i poveri in mezzo alle terribili sofferenze del purgatorio?! Andiamo, via! E' troppo ridicolo!"

(Joséphine e la nipote nel parco)

Nipote: "Non sei molto cambiata da allora! Dentro hai ancora il furore della battaglia! ...Sai! a volte faccio fatica a condividere tutto!"

Joséphine: "Fai fatica mi dici?! Anche per me allora era dura a volte...molto dura. Torniamo a casa, comincio a sentire un po' di fresco!"

(La nipote si alza dalla panchina ed aiuta la nonna ad alzarsi.)

(Sulla scena l'orologio indica le 12,30. Joséphine e la nipote sono attorno al tavolo da pranzo vicino al salotto.)

Joséphine: "Io poi come donna...avevo i figli da crescere...i miei figli...ma anche le donne da difendere."

Nipote: "Ricordo di aver letto un tuo articolo sulle donne e la maternità...volevo sempre chiederti...aspetta... ci avevo messo un segno...aspetta."

(La nipote si alza per prendere il giornale e poi ritorna a sedersi.) Nipote: "Quello che dici mi ha colpito...tu scrivi..."

Sceneggiato 9. Immagini di Joséphine giovane mentre in un ufficio sta scrivendo a macchina un articolo.

(Sulle immagini dello sceneggiato 9 Joséphine, fuori campo, legge parte dell'articolo "Maternité et Misère".)

"Si l'on parcourt attentivement nos villages de montagne, on peut aisément se persuader que les familles les plus pauvres sont précisement le plus nombreuses...Vous les voyez avec tout le cortège de la misère, des privations, des maiadies...Pourquoi l'ouvrier, le travailleur, le campagnard ne font ils jamais ces réflexions avant de mettre au monde des malheureux?...Il y aura bientôt des rnédecins qui s'occuperont de la question sexuelle, qui enseigneront aux femmes les moyens d'éviter la matemité."

"Se si percorrono con occhio attento i villaggi delle nostre montagne, ci si accorge facilmente che le famiglie più povere sono sempre le più numerose...Le potete vedere con tutto il loro seguito di miseria, di privazioni, di malattie...Perchè l'operaio, il lavoratore, il contadino non fanno mai queste riflessioni prima di mettere al mondo dei disgraziati?...Ci saranno presto dei medici che si occuperanno della questione sessuale e insegneranno alle donne i metodi per evitare la maternità..."

(Joséphine e la nipote al tavolo)

Nipote: "Una forma di controllo delle nascite quindi?!..."

Joséphine: "Proprio così!"[6]

Nipote: "Però non sempre ti capisco! Per esempio quando si tratta di chiedere il voto per le donne...sei incerta...non lo consideri cosi importante. Addirittura, secondo te, i giovani, uomini e donne, devono sposare le persone scelte dai loro genitori piuttosto che seguire il loro istinto, il loro cuore! Come riuscivi a conciliare queste posizioni con l'emancipazione delle donne? Il controllo delle nascite si! Il voto alle donne no!?"[7]

Joséphine: "Non posso negarlo, la contraddizione c'è! Ma vedi...io ero affascinata dall'idea di una vita libera...liberata dalle ipocrisie del cattolicesimo...della falsa morale. Però allora distaccarsi dal passato mi era difficile, ero stata educata a certe regole e principi, e pur sentendoli falsi e inutili, facevo fatica a liberarmene...poi non scordartelo, io sono una donna dell'Ottocento! Sai!? I problemi delle donne e dei bambini mi hanno sempre colpito molto...non voglio muovere un'accusa, ma gli uomini non sempre capiscono...siamo noi donne, madri, che sentiamo forte, la disperazione dei figli che crescono nella miseria più nera, che muoiono di stenti, di malattie, di povertà...ecco! Motivi come questi mi portarono a vedere una possibile soluzione nel controllo delle nascite! E poi...quando non vedevamo i nostri figli morire di stenti o di malattia...quando crescevano sani, forti...dovevamo farceli ammazzare dai cannoni di chi decideva, per sporco interesse, della nostra sorte! Le battaglie per il disarmo, contro le guerre sono sempre stati punti irrinunciabili del Libero Pensiero!"

Sceneggiato 10. Immagini di Edouard. Audio:Va' pensiero.

(Sulle immagini dello sceneggiato 10 la voce di Edouard legge la parte di articolo che segue.)

"...L'une des plaies les plus vives et les plus profondes de notre temps, c'est le militarisme, ce système vraiment monstrueux, qui consiste à prendre chaque année tous les jeunes hommes valides d'un pays...pour les enfermer dans des casernes, vrais foyers d'irréligion et d'inconduite...arrachés brusquement à leurs familles...privés, pendant plusieurs années, des libertés les plus naturelles à l'homme et au citoyen..."[8]

"Una delle piaghe più vive e profonde del nostro tempo è la leva obbligatoria, questo metodo veramente mostruoso, che consiste nel prendere ogni anno tutti i giovani validi di un paese...chiuderli nelle caserme, veri focolai di empietà e di cattiva condotta...strappati bruscamente alle loro famiglie...privati, per parecchi anni, delle libertà più naturali per l'uomo e per il cittadino..."

(Joséphine e la nipote al tavolo)

Joséphine: "Le donne francesi crearono una lega...una lega internazionale contro la guerra..."

Sceneggiato 11. Immagine dell'articolo sul disarmo.

(Sulle immagini dello sceneggiato Il Joséphine, fuori campo, continua a parlare)

"...Invitarono le donne di tutti i paesi ad unirsi per realizzare un disarmo generale...ma non si riuscì...i conflitti non cessarono, prima la guerra del 15, poi l'Africa...la Spagna, fino a quest'ultima tragedia!" (Joséphine e la nipote al tavolo)

Joséphine: "Il popolo non era ancora pronto per i grandi cambiamenti del Libero Pensiero. Cultura! Istruzione! armi indispensabili per far crescere l'uomo, diceva Edouard!"

Sceneggiato 12. Immagini di Edouard.

(Sulle immagini dello sceneggiato 12 la voce di Edouard legge il seguente articolo)

"Il faut bien comprendre que l'avenir de la démocratie a son plus sûr garant dans l'instruction...l'éducation populaire...par son caractère social, par ses tendances nettement scientifiques, prépare les hommes qu'il faut pour vouloir que chaque jour apporte son amélioration, pour comprendre qu'on sert l'intéret général non pas en se déclarant satisfait de ce qu'il est, mais en espérant toujours mieux."[9]

"Bisogna mettersi bene in testa che l'avvenire della democrazia ha il suo più sicuro garante nell'istruzione...l'educazione popolare...per il suo carattere sociale, per le sue tendenze nettamente scientifiche, prepara gli uomini per far si che ogni giorno porti la sua parte di miglioramento, per capire che si serve l'interesse generale non dichiarandosi soddisfatti di ciò che si è, ma sperando sempre di migliorare."

(Joséphine e la nipote nel salotto vicino alla radio)

Joséphine: "Era importante opporsi alla scuola dei preti...una scuola settaria, che chiude le menti dei giovani...una scuola pubblica, gratuita, basata sullo studio e sulla scienza...slegata da ogni fede religiosa e proprio per questo disposta ad accettare tutti, avrebbe portato ad una maggiore coscienza di se stessi e del prossimo!"           I

(Quando Joséphine finisce di parlare entra in campo l'autore che inizia a parlare.)

Autore: "I Liberi Pensatori valdostani non confidano però soltanto in una scuola libera...essi si battono per l'igiene..."

Sceneggiato 13. Immagini di articoli sull'alcoolismo, di articoli con la firma Edelweiss e di quelli riguardanti la Protezione animali.

(Sulle immagini dello sceneggiato 13 la voce dell'autore, fuori campo, continua il discorso.)

"...molta gente viveva in una sporcizia indescrivibile! In caso di malattie invitano a porre fiducia nei medici, soltanto nei medici e non nei mediconi o rabellieur! La lotta all'alcoolismo, fenomeno che dilagava paurosamente qui da noi, è costantemente al centro del loro interesse! I grandi problemi come la giustizia...gli errori giudiziari...la pena di morte sono motivi di accesi dibattimenti nel Movimento. Edelweiss, lo pseudonimo scelto da Joséphine, manifesta tutto l'amore e il rispetto per la natura dei Liberi Pensatori e quindi l'avversione per la caccia e l'attenzione verso gli animali, nostri fratelli minori."[10]

(Joséphine e la nipote nel salotto, l'autore è sulla scena e parla.)

Autore: "A questo proposito ricordiamo che Joséphine Teppex è tra i primi iscritti, se non addirittura la prima, alla Società per la protezione degli animali fondata a Torino grazie all'interessamento di Giuseppe Garibaldi, uomo politico vicino al Movimento del Libero Pensiero."

(Finito di dire l'autore esce dalla scena mentre Joséphine e la nipote continuano il dialogo.)

Nipote: "Ho anche trovato alcuni articoli in cui ti firmi...Officier d'Académie. Che significa?"

Joséphine: "Ho dedicato molto del mio tempo alla difesa della lingua francese e per questo in Francia mi hanno attribuito quell'onorificenza che io ho sempre mostrato con orgoglio! Questo titolo non ha nulla a che vedere con l'Académie française però."[11]

Nipote: "Nel dizionario degli scrittori e degli artisti...quello dei primi anni del secolo, ti definiscono - una delle donne più intelligenti d'Italia - ... ma...l'hai scritta tu quella biografia?"

Joséphine: "Se lo avessi fatto sarei stata la donna meno intelligente d'Italia! Ti pare che io abbia potuto dire o scrivere una cosa di questo genere di me stessa? Deve essere stato tuo nonno...Edouard...e forse anche altri amici...a presentarmi in quel modo...ricordo di averli rimproverati..."

Nipote: "Ti devo credere?! Ti vado a preparare la tisana!"

Sceneggiato 14. Im p class= title=magini dell'articolo del 14 febbraio 1913.

(Sulle immagini dello sceneggiata 14 1a nipote legge l'articolo.)

&qp class= #39; di fresco!(Sulle immagini dello sceneggiato 10 la voce di Edouard legge la parte di articolo che segue.)uot;Jamais autant qu'aujourd'hui on n'a parlé de liberté de pensée, liberté de parole, liberté de presse, liberté d'amour, liberté de conscience, ect. ect. Mais en réalité, certe liberté est tellement emprtext-align:justify; style=p class=isonnée, ses digues sont tellement nombreuses et hautes que san cours est géné et n'attend que le moment opportun pout tout emporter sur son passage."

"Mai come oggi si è parlato di libertà di pensiero, di parola, di stampa, d'amore, di coscienza. Ma in realtà il fiume della libertà è talmente imprigionato, gli ostacoli che incontra sono cosi numerosi che il suo corso è disturbato e le acque non aspettano che il momento opportuno per travolgere tutto al passaggio."

(Joséphine e la nipote al tavolo. Joséphine finisce di bere la tisana e la nipote posa il giornale.)

Nipote:"Mi chiedo...perchè non ce l'avete fatta? Perchè in Valle non avete fondato una società del Libero Pensiero?"

Joséphine: "Beh! Intanto...non solo da noi il Movimento non ebbe fortuna...anche in altre parti d'Italia, in Europa si arenò...almeno in quel momento!"

Sceneggiato 15. Immagini di articoli. Congresso Libero Pensiero, richiesta di una società ad Aosta, firme di liberi pensatori, Giordano Bruno, scoppio della guerra.

(Sulle immagini dello sceneggiato 15 Joséphine, fuori campo, continua a parlare.) .

"Qui forse eravamo troppo pochi...qualcuno ebbe l'idea! Forse le piccole dimensioni del luogo...certamente il grande potere della chièsa cattolica e i suoi legami con la politica costituirono un ostacolo notevole...E poi la guerra, la grande guerra del 15 che tutto fermò...travolse! Dopo...tutto andò peggiorando..."

(Joséphine e nipote)

Nipote: "Però tu non avevi visto cosi male la presa del potere di Mussolini!"

Joséphine: "Hai ragione, avevamo sperato in una svolta...in qualcosa di nuovo..."

Sceneggiato 16. Immagini di articoli. Les chemises noires, le fascisme au pouvoir, le programme de Mussolini.

(Sulle immagini dello sceneggiato 16 Joséphine, fuori campo, prosegue il discorso.)

"...Mussolini veniva dalle nostre file...era stato un anticlericale! Un socialista rivoluzionario! Un repubblicano addirittura...mal sopportavamo la violenza delle squadre fasciste...ma l'accettavamo."

(Joséphine e la nipote.)

Joséphine: "Poi tutto è crollato...questa terribile ultima guerra! Però...io sono certa che il Pensiero...addormentato e assente...tornerà ad essere nuovamente libero!"

Didascalie finali

Edouard e Joséphine nel 1911 ricevono un riconoscimento ufficiale dal Congresso annuale del Libero Pensiero tenuto a Ginevra.

Edelweiss, prima giornalista della Valle d'Aosta, donna impegnata e coraggiosamente esposta, meriterebbe certamente un memoria più consapevole.

Edouard morì nel 1920 a 68 anni e Joséphine nel 1947 a 92 anni.

Titoli di coda (Audio: Va' Pensiero) Fine


[1] Le varie storie del giornalismo individuano, in Italia, dal finire del Settecento ai primi del Novecento, solo sei donne giornaliste. La veneziana Elisabetta Caminer Turra (1751-1796) per quasi un trentennio si adoperò per promuovere la diffusione della cultura illuministica nell'Italia di fine Settecento. Fu redattrice del periodico “Nuovo Giornale”. Eleonora Fonseca Pimentel col suo giornale “Monitore napoletano” sostenne e animò il governo della Repubblica napoletana. Caduta la Repubblica, Eleonora salì sul patibolo come tutti gli esponenti di quell'esperienza repubblicana. Carolina Lattanti nel 1804  fondò a Milano il “Corriere delle donne”, giornale di moda contenente anche cronache teatrali, poesie e pensieri morali. La patriota del risorgimento italiano Belgioioso Trivulzio Cristina, esule a Parigi,  fondò il giornale “L'Ausonio” e poi, rientrata in Italia, “Il Crociato” e “L'Italie”. La padovana Beccari Gualberta Alaide nel suo periodico “La Donna” trattò il tema dell'educazione e della conquista dei diritti civili per la donna nell'Italia del dopo risorgimento. La cattolica femminista Elisa Salerno fondò e diresse nel 1909 “La Donna e il Lavoro” ed intrattenne una corrispondenza polemica e appassionata con le gerarchie ecclesiastiche che accusava di antifemminismo. Joséphine, totalmente sconosciuta agli storici, potrebbe rientrare, a mio giudizio, tra quelle pioniere del giornalismo.

[2] Le Mont-Blanc, 5 gennaio 1894.

[3] Le Mont-Blanc, 8 marzo 1895.

[4] Le Mont-Blanc, 10 aprile 1908.

[5] Le Mont-Blanc, 26 giugno 1903.

[6] Joséphine, molto probabilmente, è la prima donna in Italia, e, chissà, forse anche in Europa, che ha il coraggio di affrontare in pubblico, sulle pagine di un giornale, un argomento che a quell'epoca era s&` un tabù per il fatto che riguardava il sesso, ma soprattutto era considerato contrario alla morale cattolica allora imperante che non accordava alcuna possibilità di scelta ai coniugi riguardo al numero dei figli da procreare. Sul sito internet “salutedonna.it” &` riportata “La storia della contraccezione” in cui si dice:

“Ogni società, ogni epoca ha avuto un proprio armamentario per il controllo delle nascite. Le antiche Egiziane … bisognerà arrivare alla fine dell'Ottocento per vedere costituirsi il Movimento per la Legalizzazione dell'Anticoncezione di Margaret Ranger, che si affermerà in Inghilterra e negli USA dopo il 1920.”

[7] Le Mont-Blanc, 6 aprile 1906.

[8] Le Mont-Blanc, 16 luglio 1897.

[9] Le Mont-Blanc, 14 agosto 1903.

[10] Le Mont-Blanc, 29 febbraio 1904.

[11] Supponendo che il titolo di cui si fregiava Joséphine avesse a che fare con l'Académie française, nel corso della ricerca ho inviato una email al sito dell'istituzione transalpina per chiedere maggiori informazioni. Un addetto dell'Académie mi ha così risposto.

“Le terme – Officier de l'Académie française – n'a jamais esisté. Je pense que cette personne était décorée des Palmes académiques, décoration qui depend di ministre de l'Education nazionale, et l'on disait à l'époque - Officier d'Académie – avant d'employer le terme de Palmes académiques.”

“Il termine - Officier de l'Académie française - non è mai esistito. Io penso che questa persona fosse decorata con le - Palmes académiques - decorazione che dipende dal ministero dell'Educazione nazionale, che allora, prima di impiegare tale termine, era detta - Officier d'Académie -.